Gocce di vanità

7 11 2010

Pudore e vergogna

aneliti di sospirata passione

fremiti di prorompente

immaturità.

Frasi incomplete

a marcire in una stanza

vuota

sussulti di banalità

e parole

povere di sospiri.

Filosofiche-elucubrazioni-evanescenti

aprono la strada

in questa nebbia

a pensieri distorti

da specchi opachi.

Realtà della sconfitta

in un sogno mai sincero

mere imprecazioni

nella viltà di un solo

bicchiere

riempito con forza

di ebrezza meretrice.

Gocce di vanità.

Lembi di carne viva

riarsi da burrascosa

tentazione

appassita nell’istante

di un solo unico

piacere

sfuggente.

Minuti che si vestono

di anni

momenti

che trapassano l’eternità

di un copioso

sorso di vita.

Menzogne velate

scoperte a tratti

in un movimento

di istinti.

Palpitanti ferite

d’orgoglio

e paura.

Paura e terrore.

Terrore d’ignavia.

E ancora vita.

Mesto nel ricomporsi

l’animo respira

aria torbida d’amore falso

e nel trascorrere del tempo

che già si fa incalzante

il ricordo

si trasfigura

sempre più somigliante

ad uno sciagurato

dubbio.

E’ notte carica

di esuberante teatralità.

Che sia il mattino

a svelare il torpore

di questo mio gravoso

gusto d’amaro.

Operi il sole

sul mio spirito

vagabondo

tra gabbie di lussuria.

Perdoni il cuore

ciò su cui la mente

non ha usato

magnanimità.

Riposi il Dio della misericordia

non c’è perdono

oltre il muro

del silenzioso

oblio.

Cadere e rialzarsi

per lanciarsi ancora

nel vuoto

che circonda

il calore

della mia fredda

adulazione.

Costretti

ad un riposo

tormentato

ci abbandoniamo

al vacuo senso

di libertà

imposta

che stringe

nella commiserazione

l’immagine

del nostro essere

sopravvissuti.

 

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