Addio…

3 06 2011

Il cielo ha una stella in più questa notte…

un angelo che si allontana per prendere dimora nel ricordo e nel cuore di chi ha potuto gustare la luce della sua vita…

addio dolce signora ci siamo noi qui, a prenderci cura del tuo silenzioso messaggio d’amore…

restiamo noi, anime imperfette e confuse, a sussurrare al vento il tuo nome, perché non si perda nel soffio di un attimo di dolore…

Grazie per sempre…

Ciao Maria!





Silenziosi rumori d’anima

16 02 2011

Non lo senti anche tu il rumore del mare?

Ci accompagna dolcemente

sussurrando da lontano

quelle parole che il tempo

ha scolpito nei ricordi.

Non senti anche tu il battito del mio cuore?

Cauto e paziente segna il ritmo del tuo sospiro

ed io mi abbandono al flebile sussulto

che genera amore

tra i miei pensieri confusi.

Non avverti sulla pelle le mie carezze distanti?

Nella notte del tuo sognare

disegnano oltre il tuo cielo

quel viso sepolto tra istanti accatastati

dal dimenticare.

Non percepisci nella tua solitudine il mio silenzio?

Un grido costante ancora forte

che vibra di note soffici

come il canto di un violino

o la fluida melodia

di un pianoforte.

Non ascolti le parole della mia anima?

Io ascolto

ed avverto solo

un imbarazzante

nonché infantile

sentimento

di redenzione.

Ascolta ora il momento della quiete:

non v’è tempesta nei pressi di questo luogo

dove sfolgorio di saette

o percussione di tuono

possano distrarre il mio sguardo

dalla tua ombra.

Ascolta…





Sembrarsi

10 01 2011

 

Non aspettarmi

sono solo io.

Se senti pulsare il mio cuore

ferma il sangue prima che sparisca

ogni luce dal tuo sguardo.

Al tuo risveglio domani

corri col pensiero al primo dolce ricordo

che hai di me

ed io apparirò senza maschera alcuna

in un sogno infinito.

Difendimi dal tempo che muore

perché io viva

tra i tuoi desideri.

Assapora la notte nel suo tramonto

con il gusto che contraddistingue

il tuo immenso sapore di amore.

Amare è come scavalcare una stella

troppo lontana per essere vista

troppo alta per illuminare

ma comunque splendida

ed intramontabile.

Deponi le armi sotto il giogo della speranza

e sfiora il mio sogno

col tuo soave tocco d’angelo.

Regalami una tua parola

nascosta con gelosia

dietro un rancore carico di falsità.

Io vivo in te

oltre lo specchio del tuo mare

solitario.

Ma non aspettarmi

sono solo,

io.





Ombra di fatalità

15 11 2010

Soave, dolce emozione

ripiega le tue ali

ed abbandona il mio cielo

perché d’un fremito distante

io non senta il rumore

ed il mio cuore impietrisca

al solo pensiero.

Nel volgere di un giorno

solitario come molti

ritorno nell’oblio

di tempi forsennati

mentre pian piano

il sogno si dirada.

Ora dunque chiudo gli occhi

e sospiro

il domani non m’appartiene.

Sono solo un’ingenua ombra di fatalità

riflessa nel presente

ormai dimenticato.





La cornice dorata

10 11 2010

La grande vetrata del suo studio si chiuse rapidamente. Il buio aveva già circondato, con teatrale malinconia, i caldi lampioni che a stento riuscivano ad illuminare la strada ovattata da quella fredda nebbia autunnale. Il grande orologio del palazzo municipale segnava le sette ed il rintocco lontano del campanile suonava la fine della messa contadina. Il marciapiede, umido ancora di pioggia, rifletteva il debole chiarore delle finestre dipinte sui palazzi come macchie di stelle su un cielo scuro di nubi di cemento. Rimase un’attimo per accendersi una sigaretta. Un vecchio di passaggio sbuffò via fumo di condensa emulando, con un sorriso di falsa ammirazione, il banale gesto del suo interlocutore silenzioso. Ad occhi chiusi sospirò una nuvola istantanea e prese il passo verso ovest, dove la sua casa, vuota, lo attendeva come ogni sera. Dalle case affacciate su quel viale alberato gemiti di infanti e urla di bambini sovrastavano a tratti il monotono tintinnio di un tram diretto alla sua prossima curva. Si fermò ad un semaforo e percepì per un momento uno strano torpore nel petto. Forse il tabacco consumato negli anni, iniziava a lasciare segni di gioventù appassita sul suo volto e nel suo respiro. Tossì, e riprese la via. Giunto al grande portone in ferro battuto, che protegge l’uscio del suo appartamento, inserì la chiave con sicurezza e determinazione, come faceva da sempre, prima di iniziare ad assaporare il tiepido corridoio, preludio della sua dimora. L’ingresso si illuminò per il tempo necessario affinché la sua mano tremante riuscisse a trovare l’interruttore. Un tonfo netto ed un ronzio rapido: la luce invase con voracità, gli angoli della sala da pranzo. Strizzandosi gli occhi con una mano, appese il cappotto di lana poco raffinata ad un appendiabiti in legno tarlato, vecchio, come lo spirito del mobilio adiacente. In un gesto quasi distratto, riportando la mano alla tasca dove il portafogli segnava i limiti delle cuciture minuziosamente strette, fece cadere una cornice di metallo dorato. Al suo interno due persone sorridenti, strette in un abbraccio su uno sfondo di mare, lo guardarono con insistenza, e lui, per non tradire i loro occhi, mentre risistemava la cornice sulla sagoma di polvere rimasta vuota, esclamò << Prima o poi pulisco, lo giuro!>>. Poi riprese il suo rituale.

La cena non lo aveva soddisfatto, ma non si lamentò, non era mai stato un grande cuoco in fondo. Seduto sulla sua poltrona riprese il libro consumato che teneva, da anni, sempre sullo stesso tavolino. Fece per riprendere la lettura, ma quella sera, che in fondo era una sera come tante, la sua mente vagava tra i ricordi forse ridestati da quella fotografia ingiallita. Allora decise di interrompere la monotonia del suo mercoledì letterario. Si allontanò dal libro per riprendere tra le mani, quella foto. Sedutosi con rapidità posò lo sguardo su quelle due figure sorridenti. Solo il silenzioso ticchettio di una pendola spezzava la cadenza delle sue carezze sul freddo vetro circondato da ferro opaco. Nell’immagine di fronte ai suoi occhi erano immortalati due giovani, un uomo ed una donna, intenti a stringersi con amicizia. Lei aveva i capelli scuri che scivolavano dietro la schiena ed occhi marroni profondi come il mare alle sue spalle. Era bellissima. Lui, rivolto con il viso verso la donna, appariva spettinato dal vento, con spalle larghe e corporatura robusta; un giovanotto in forma, sorridente e allegro. Di colpo, ma come accade spesso quando la malinconia si impossessa del cuore, una lacrima scivolò rapida sulla sua guancia andando a bagnare il bordo della cornice. A quella lacrima si unì un’altra lacrima, ed a quest’ultima un’altra ancora, e così via per i successivi istanti tra un rintocco ed un ticchettio della grande pendola che segnava la mezzanotte. Il ricordo iniziò a farsi vivo, tanto che poteva percepire distintamente la brezza di quella giornata d’estate immortalata nell’eternità di quello scatto. Un brivido percorse le sue mani intente a cercare la presenza di quella pelle ormai distante nel tempo e nello spazio; un brivido forte, come non sentiva da tanti anni. Asciugandosi le lacrime, e ricomponendo una smorfia di commiserata delusione, si voltò verso il muro sporco d’umido che lo affiancava sulla sua sinistra. L’uomo nella foto era ovviamente lui. La tristezza si fece paura ed infine rancore. Quell’emozione rimasta sepolta nel carcere del ricordo, si era risvegliata ed iniziò a tormentare i suoi pensieri con parole di vergogna e sospiri di malinconia. Pensò a quegli anni colmi di gioia, ai sorrisi di quella fanciulla delicata e dolce, alle risate in riva al mare, alle frasi coltivate ma mai espresse. Pensò al suo amore nascosto, maledicendo il suo coraggio assente e la paura che gli impedì di spalancare il suo animo nel momento in cui iniziava ad appassire il tempo dell’indecisione e si apriva la strada della maturità. Non era riuscito ad essere veramente sincero e la colpa della sua solitudine si fece paga del suo errore. L’aveva vista fuggire dalle sue braccia quella donna meravigliosa. Rimpianti e rimorsi colmarono la sua vita da allora, ed abbandonò se stesso ad una morte lenta tra gli anni di un monotono susseguirsi di giornate spente cariche di solitudine.

L’occasione di una felicità ci circonda per un istante solo nella vita, ma il coraggio di vivere per essa non è mai abbastanza forte per renderla la nostra unica vera ragione. Distratti dal mondo e dalle sue angosce ci lasciamo guidare dai nostri errori, che si trasformano in rimpianti e con l’età in rimorsi.

Risistemò la cornice al suo posto tra la polvere. Spense la lampada del corridoio che terminava nella sua stanza e si appoggiò come una piuma su uno specchio d’acqua, sul suo letto. Il tormento della sua delusione lo assillò ancora qualche istante mentre, lentamente, i suo occhi si serravano per ripercorrere almeno nei suoi sogni, quella vita che non aveva saputo cogliere nel tempo del suo splendore. Cullato dal rancore si addormentò. In cuor suo conosceva bene il senso di quel suo sogno ricorrente:

Un uomo non è mai vecchio finché i suoi rimpianti non prendono il posto dei suoi sogni.

Ora nient’altro che la notte ed il suo lucido senso di disfatta, degna compagna di quell’anima triste e sola addormentata per sempre in un malinconico ricordo.





Gocce di vanità

7 11 2010

Pudore e vergogna

aneliti di sospirata passione

fremiti di prorompente

immaturità.

Frasi incomplete

a marcire in una stanza

vuota

sussulti di banalità

e parole

povere di sospiri.

Filosofiche-elucubrazioni-evanescenti

aprono la strada

in questa nebbia

a pensieri distorti

da specchi opachi.

Realtà della sconfitta

in un sogno mai sincero

mere imprecazioni

nella viltà di un solo

bicchiere

riempito con forza

di ebrezza meretrice.

Gocce di vanità.

Lembi di carne viva

riarsi da burrascosa

tentazione

appassita nell’istante

di un solo unico

piacere

sfuggente.

Minuti che si vestono

di anni

momenti

che trapassano l’eternità

di un copioso

sorso di vita.

Menzogne velate

scoperte a tratti

in un movimento

di istinti.

Palpitanti ferite

d’orgoglio

e paura.

Paura e terrore.

Terrore d’ignavia.

E ancora vita.

Mesto nel ricomporsi

l’animo respira

aria torbida d’amore falso

e nel trascorrere del tempo

che già si fa incalzante

il ricordo

si trasfigura

sempre più somigliante

ad uno sciagurato

dubbio.

E’ notte carica

di esuberante teatralità.

Che sia il mattino

a svelare il torpore

di questo mio gravoso

gusto d’amaro.

Operi il sole

sul mio spirito

vagabondo

tra gabbie di lussuria.

Perdoni il cuore

ciò su cui la mente

non ha usato

magnanimità.

Riposi il Dio della misericordia

non c’è perdono

oltre il muro

del silenzioso

oblio.

Cadere e rialzarsi

per lanciarsi ancora

nel vuoto

che circonda

il calore

della mia fredda

adulazione.

Costretti

ad un riposo

tormentato

ci abbandoniamo

al vacuo senso

di libertà

imposta

che stringe

nella commiserazione

l’immagine

del nostro essere

sopravvissuti.

 





Leggendo la tua anima che è anche la mia

16 10 2010

Continuo a leggere la tua anima.

Nel palpito di un’emozione

celata in un ricordo

rivivo ciò che eri.

Una lacrima solitaria

accompagna un sorriso

perduto nello scorrere

dei tuoi pensieri.

Dove sei ora?

Libera quello splendore

che si svela impaziente

tra le tue righe.

Ho visto il tuo dolore

i tuoi rancori si sono sciolti

tra le mie braccia

e poi di nuovo

silenzio.

La mia anima si incastra con la tua

e si completa

anche in questa assenza.

Chi ti ha rapito da te stessa?

Maledette le sue menzogne

i suoi tradimenti

le sue parole.

Voglio essere io

il tuo

tutto.

Voglio essere io il tuo eroe

e sfido ogni angheria

che il tuo spirito decadente

lancia contro il mio amore.

Oh dolce ritorno

potessi volgere a me

il tuo cammino

faticoso.

Dammi quel calore

che conservi nella tua solitudine.

Un letto vuoto non basta

un cuore infranto non mi soddisfa

una gratitudine nascosta

in momenti remoti

non mi appaga.

Vivimi ancora

perché una scelta

rimane una prigione

e un delirio di insoddisfazione

respira tutta la tua aria

portandoti lontano da me.

L’attesa struggente

mi sorregge con delicatezza.

Colmo le mie speranze

nella distrazione di un desiderio

e corro da te

nonostante tutto.

Sono qui per te

ora e sempre

e non lascerò il tuo animo

nell’oblio di una triste

canzone di malinconia.

Quiete caotica

e sospiri di frenesia

sottendono a quel mio cuore

ancora intrappolato

per sempre

tra le tue paure.

Vivo la mia istantanea eternità

in un momento di gioia

ignorando con vigore

i dolori del passato.

Le vie del mondo

portano a te

ed io continuo a camminare

perché la verità

è lontana dall’essere rivelata.








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