Ne è valsa la pena!

26 07 2011

Come distinguere tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato? voglio dire, nella vita si compiono scelte che inevitabilmente ci portano ad abbandonare strade che non sapremo mai dove ci avrebbero potuto portare, e ci lanciamo nel caos di questa vita a testa alta, con il nostro bagaglio di esperienze, con le nostre delusioni, con i nostri dolori repressi, con le nostre gioie, i nostri sorrisi, le nostre lacrime, senza scorgere neanche per un attimo il piano magico che lentamente si srotola sotto i nostri piedi. Qualcuno lo chiama destino, ma più precisamente non ha un nome, è soltanto una costatazione a posteriori che ci spinge ad osservare e quindi studiare e riordinare pezzi di vissuto che tendono verso un obiettivo a noi sconosciuto. “Se avessi detto”, “Se avessi fatto”, “Se fossi stato”, “Se…”. Il “Se” magico tanto decantato dai maestri dell’improvvisazione rappresenta l’imprevisto, il caos nella struttura artistica di un attore che si trova di colpo faccia a faccia con qualcosa di nuovo e magnifico ma allo stesso tempo carico di dubbi ed incertezze sintomo di paura e allo stesso tempo causa unica del coraggio. Bisogna affrontare ogni bivio con lo stesso cuore impavido con cui un giovane uccellino si lancia in volo per la prima volta: il suolo si avvicina, fa paura, ma se non spieghi le ali tutto sarà stato inutile e capirai che la vita non ti ha portato dove volevi andare ma bensì ti ha schiacciato a terra tra la polvere di errori e miserie che hai causato in prima persona, senza colpa alcuna riservata agli altri. Forse tutto è caos, o forse no. Una farfalla sbatte le ali e a New York arriva la pioggia invece del sole. Un evento insignificante, per certi versi quasi inesistente eppure il ritmo della vita stessa si basa su collisioni ed incontri che potremmo giurare di non aver mai percepito. Quel brivido che proviamo in uno sguardo apparentemente casuale, in un abbraccio spontaneo, in un bacio sorprendente, è l’impeto della vita che ci ricorda che esiste un legame profondo ed intenso con tutto ciò che ci circonda basato su regole e schemi che noi stessi modifichiamo nel nostro percorso. Ognuno si costruisce il proprio destino e a sua volta il destino costruisce il nostro percorso, in un circolo vizioso in cui siamo troppo impegnati a vivere per poter afferrare quel senso nascosto nelle piccole cose. Ma quando alla fine guardiamo indietro capiamo benissimo dove la nostra vita voleva portarci, e quello che più conta nella nostra vita in quel momento sarà esattamente l’obiettivo di cui avevamo bisogno. La vita ha sempre una risposta, ma bisogna essere pronti a lanciarsi nel vuoto ad occhi chiusi ed ali spalancate. E quando l’aria accarezzerà la nostra pelle ed il sole si farà più vicino, quando il mondo si muoverà verso l’orizzonte allo stesso passo dei nostri sogni ed il cielo non verserà lacrime di vendetta sulle nostre teste, e quando la felicità esploderà tra lo sgomento di chi non ci credeva o non ha mai voluto crederci e la notte sarà soltanto un istante buio tra i contorni luminosi del nostro essere, allora lì capiremo il senso, sapremo condividerlo e per un momento che durerà tutta un’eternità saremo capaci di urlare al mondo: “Ne è valsa la pena, per me, ne è valsa veramente la pena!”.

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Noia d’amore

10 06 2011

Un fastidioso ronzio

tra lenzuola di cristallo.

Vibra scuote e sconvolge gli attimi

per sadico umore

di perfido meccanicismo.

Narcisistiche convinzioni

nel riflesso di una menzogna

camuffata da casuale

incontro di sinapsi

sorde ed addormentate.

Ferisce nell’istante idilliaco

del puro animalesco istinto

dove la paura rimane sommersa

tra istanti di piacere.

Non dirlo,

non perché sia falso

ma perché mutevole per natura

può solo tornare sotto spoglie

di fantasma

a tormentare il ricordo

quando sarà nuovamente

terminato.

Restiamo in silenzio

tra le nostre miserie

di pelle, sudore,

gusto e peccato

a contemplare la maestosa

autentica

incoerenza

della nostra noia

d’amore.





Passeggiata notturna

7 06 2011

Passi lenti, delicati su asfalto duro e secco. Il buio circonda ogni angolo in questa notte d’estate, e chiaramente, rischiando di sembrare scontato, ammetto a me stesso, con discreta convinzione che non esistono più le mezze stagioni. I lampioni sono spenti per qualche oscuro motivo, quasi a voler creare un enigma che distragga la mente dai suoi pensieri mentre un piede con cadenza stretta ricalca le orme dell’altro; un enigma però poco elaborato per accattivare i miei sensi resi pigri dal sonno acerbo che stenta a manifestarsi oggi, come sempre. L’oscurità sporca e vigliacca nasconde allo sguardo la sporcizia del marciapiede e l’odore della sera viene interrotto a tratti dal rombo di motori intrepidi che sfrecciano sulle strade. Qualche faro illumina fugacemente le auto parcheggiate, i portoni ed i cancelli mentre la luce divora con astuzia e parsimonia piccoli stracci di città ricuciti alla buona su tessuti di mattoni e calce, prima di scomparire di nuovo sotto il tetro velo della notte. Silenzio e caos, attendono un cenno del mio spirito per scatenare la loro ira. Una signora forse lievemente attempata accompagna un cane sui prati del viale distogliendo lo sguardo dalla scomoda e lurida verità del suo animale, che approfitta della distrazione di quel momento per segnare il suo territorio usurpato dal candore delle nubi rese viola dai riflessi del mondo. Qualche pozzanghera si increspa col vento. Io respiro quel calore solitario reso meno puro da immondizie peccaminose di lucide sensazioni e scavo nel profondo dei miei vizi per cercare una strada che strappi il lenzuolo nero della mia colpa. Non sono forse solo in questo momento? e allora perché mi sento osservato? qualche finestra è ancora illuminata nonostante l’ora, ma nessuno scruta la strada, c’è già abbastanza lavoro per gli occhi nelle magiche scatole televisive tra un lampo, un colore aspro ed un tuono. Continuo a camminare, arrancando su gradini di quiete spettrale e fumo grigio. Cammino senza meta, cammino a testa alta, cammino, e penso. Penso che ci sia un senso dietro questi silenzi, o almeno credo che qualcuno lo conosca, ma non io perciò meglio andare avanti, senza voltarsi. Vorrei guardare le stelle ma le hanno già rubate queste mura di case accatastate ed appartamenti lussuosi, uffici e negozi. D’un tratto scorgo la mia immagine oltre un vetro nascosto da una serranda, e mi fermo a guardare negli occhi quella figura un pò malinconica che ciondola aspettando la sua verità. La verità è che sono io la spia di me stesso, e con narcisistica premeditazione scruto l’orizzonte frastagliato del mio quartiere, cercando a mia volta il senso di questa mia passeggiata notturna. Attendo, paziente e attonito. Infine mi volto e riprendo la strada che tra luci sporadiche e lampi lontani si colora di nulla per poi riportarmi a casa. Il mio nulla, la mia casa, il mio specchio.





Profughi

22 02 2011

Stipati, ammucchiati come foglie d’autunno

in strade solitarie

stretti nel gelo di un mare infuriato.

Uniformi di povertà

su corpi deboli

infreddoliti, affamati

persi.

Onde d’ira percuotono il natante

e nel cuore la speranza

lascia spazio

alla paura.

Dove finiscono i giorni sereni

di una famiglia lontana?

Dove inizia la fuga

verso ciò che brilla

come oro diamante

nel buio di una notte senza stelle?

Solo un colpo di sguardo

verso ciò che si abbandona

e ancora speranza, impazienza

verso ciò che ci attende.

Un lembo di terra lontano

colora il ricordo:

sull’altra riva luci di accoglienza.

Questo coraggio sprezzante del dolore

navigando senza forza

gonfia le sue vele

alla volta di un futuro diverso.

Siamo noi

derelitti morti in terra natia

e ci spingiamo assuefatti al sogno

oltre i confini di un mondo

che non ci vuole.

Questa traversata

così disperata e folle

sembra non finire mai

mentre l’orizzonte si copre

tra foschie

di mare bugiardo.

Circondati da scure acque

ci lanciamo assetati

sbracciando nell’oblio

del nostro desiderio.

Che sia questa la riva giusta…

 





…paura…

27 10 2009

20040720-candela-buio

Non piangere, non merita le tue lacrime questo mondo. I tuoi sogni, i tuoi desideri, le tue speranze sono nubi e presenze evanescenti in un mare di incertezze, caos e dolore.

Non piangere, bambina, perchè il mondo fa schifo: i tuoi affetti sono solo un passatempo, le tue passioni solo un’illusione, la tua vita una scommessa; quante persone vivono la loro vita senza nemmeno prendere in considerazione per un attimo la tua esistenza? E quante altre pur prendendola in considerazione si ricorderanno di averti dimenticato in un qualche momento della loro esistenza?

Non piangere, non farlo. Se ogni lacrima versata su questo asfalto ruvido e scuro potesse portare luce a questa fogna che troppo spesso ci siamo abituati a chiamare casa, il mondo non si sarebbe preso lo scomodo di esistere nemmeno per quella frazione di eternità che ci rende schiavi della nostra stessa vita.

Non piangere, bambina, ne per te, ne per gli altri. Nessuno di questi mammiferi senzienti potrà mai avvertire il peso di quelle gocce sulla pelle del loro universo. Sono giocattoli, pedoni controllati da un giocatore troppo afflitto dalla paura per quelle piastre bianche e nere da lui create, per portare a termine il suo scacco matto. Eppure l’universo è da sempre sotto scacco.

Non piangere per me, perchè anche io sono perso. Insegui il meglio, insegui la felicità, insegui la vita, ma ti ritroverai sola in un angolo, a raccogliere granelli di polvere che, qualche istante prima sollevati dal vento, ti davano l’idea di qualcosa che non esiste.

Non piangere perchè hai paura: la vita fa paura! Vivi la paura, assorbi il terrore, solo così potrai assuefarti ad esso, e vivere come gli altri. Vuota.

Non piangere bambina, perchè io l’ho già fatto, e non ho più la forza per contrastare il quieto torpore che lentamente risale la mia spina dorsale domandandomi: “Sei Vivo ora?”








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