Passeggiata notturna

7 06 2011

Passi lenti, delicati su asfalto duro e secco. Il buio circonda ogni angolo in questa notte d’estate, e chiaramente, rischiando di sembrare scontato, ammetto a me stesso, con discreta convinzione che non esistono più le mezze stagioni. I lampioni sono spenti per qualche oscuro motivo, quasi a voler creare un enigma che distragga la mente dai suoi pensieri mentre un piede con cadenza stretta ricalca le orme dell’altro; un enigma però poco elaborato per accattivare i miei sensi resi pigri dal sonno acerbo che stenta a manifestarsi oggi, come sempre. L’oscurità sporca e vigliacca nasconde allo sguardo la sporcizia del marciapiede e l’odore della sera viene interrotto a tratti dal rombo di motori intrepidi che sfrecciano sulle strade. Qualche faro illumina fugacemente le auto parcheggiate, i portoni ed i cancelli mentre la luce divora con astuzia e parsimonia piccoli stracci di città ricuciti alla buona su tessuti di mattoni e calce, prima di scomparire di nuovo sotto il tetro velo della notte. Silenzio e caos, attendono un cenno del mio spirito per scatenare la loro ira. Una signora forse lievemente attempata accompagna un cane sui prati del viale distogliendo lo sguardo dalla scomoda e lurida verità del suo animale, che approfitta della distrazione di quel momento per segnare il suo territorio usurpato dal candore delle nubi rese viola dai riflessi del mondo. Qualche pozzanghera si increspa col vento. Io respiro quel calore solitario reso meno puro da immondizie peccaminose di lucide sensazioni e scavo nel profondo dei miei vizi per cercare una strada che strappi il lenzuolo nero della mia colpa. Non sono forse solo in questo momento? e allora perché mi sento osservato? qualche finestra è ancora illuminata nonostante l’ora, ma nessuno scruta la strada, c’è già abbastanza lavoro per gli occhi nelle magiche scatole televisive tra un lampo, un colore aspro ed un tuono. Continuo a camminare, arrancando su gradini di quiete spettrale e fumo grigio. Cammino senza meta, cammino a testa alta, cammino, e penso. Penso che ci sia un senso dietro questi silenzi, o almeno credo che qualcuno lo conosca, ma non io perciò meglio andare avanti, senza voltarsi. Vorrei guardare le stelle ma le hanno già rubate queste mura di case accatastate ed appartamenti lussuosi, uffici e negozi. D’un tratto scorgo la mia immagine oltre un vetro nascosto da una serranda, e mi fermo a guardare negli occhi quella figura un pò malinconica che ciondola aspettando la sua verità. La verità è che sono io la spia di me stesso, e con narcisistica premeditazione scruto l’orizzonte frastagliato del mio quartiere, cercando a mia volta il senso di questa mia passeggiata notturna. Attendo, paziente e attonito. Infine mi volto e riprendo la strada che tra luci sporadiche e lampi lontani si colora di nulla per poi riportarmi a casa. Il mio nulla, la mia casa, il mio specchio.





Sulla mia pelle

24 03 2011

Il tuo marchio pulsa sulla mia pelle

mentre il cielo resta a guardare

inerme

la nostra deflagrante

passione.

Ogni stella grida il tuo nome

ansimando di piacere

al volgere della notte in mattino

sussurrando

a tratti sibilando

incauti sentimenti

e desideri nascosti.

Ci scriviamo addosso ciò che siamo

con le mani

le unghie

le labbra

i denti

senza perderci in parafrasi di sentimentalismi

e congetture retoriche.

Tu che nella tua perfezione

hai scelto il mio corpo

conosci bene

il cammino dei miei sensi.

Tu che accompagni le mie paure

assapori la mia essenza.

Tu che sei unica

avvolgi nel candido drappo

del tuo cuore

una goccia di sangue

del mio sporco

siero umano.

Dai tuoi graffi sgorga amore

dalle mie ferite

musica

e dolci note

dai colori forti e decisi

come la sprezzante euforia

di un contorto gioco di sguardi.

Tu

così bella…

Tu così donna…

Tu…

Ed io mi abbandono

al tempo che ci regala

un nostro intenso

sussulto

di passione.

Dove il mare infrange la sua onda

noi attendiamo

impazienti

la nostra nuova

notte…soli…

ancora…

…sempre.








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