Buona Pasqua

24 04 2011

Nella luce di un mistero profondo carico di gioia e serena libertà, auguro a tutti voi una felice Pasqua di resurrezione e vita.

Dalla prima lettera di San Paolo Apostolo ai Corinti.

“Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, 
ma non avessi l’amore, 
sarei come un bronzo che risuona 
o un cembalo che tintinna.
E se avessi il dono della profezia 
e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, 
e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, 
ma non avessi l’amore, 
non sarei nulla. 
E se anche distribuissi tutte le mie sostanze 
e dessi il mio corpo per esser bruciato, 
ma non avessi l’amore, 
niente mi gioverebbe. 
L’amore è paziente, 
è benigno l’amore; 
non è invidioso l’amore, 
non si vanta, 
non si gonfia, 
non manca di rispetto, 
non cerca il suo interesse, 
non si adira, 
non tiene conto del male ricevuto, 
non gode dell’ingiustizia, 
ma si compiace della verità. 
Tutto copre, 
tutto crede, 
tutto spera, 
tutto sopporta. 
L’amore non avrà mai fine”.

Auguri sinceri direttamente dal mio cuore.

Francesco

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correndo in Congo verso me stesso…

8 04 2011

Sarà il vino, o le risate che ancora circondano l’aria, le canzoni o semplicemente lo stare insieme, forse l’agitazione, o meglio l’impazienza ma qui sono le due e mezza ed il sonno fatica ad arrivare. Domani inizio un viaggio che non è solo raggiungere una meta, ma incontrarsi faccia a faccia con se stessi, dentro uno specchio distante migliaia di chilometri da ogni sguardo conosciuto o lievemente intuito tra le mille persone che riempiono le mie giornate. Domani sarò talmente lontano dai miei luoghi, dalle mie comodità, dalla mia famiglia, che non saprò più quale valore possiede il tempo o lo spazio, o come si accavallano i pensieri dietro elucubrazioni mentali inutili e fuorvianti, come si avverte un sentimento o una sensazione, dove nasce una parola che nasconde molto più di un semplice arrivederci. Viaggiare forse, o semplicemente vivere su una strada che si biforca continuamente tra le scelte che intraprendo e quelle che abbandono, senza avere il tempo di riflettere sulla bontà di tale discernimento, abbandonandomi a questa vita in caduta libera, tanto attesa e desiderata. Offuscato dal giudizio e dalla prudenza ho commesso troppi errori, ma conosco il rimedio e lo sfrutterò fino all’ultimo, oltre ogni affanno perché nella vita non si è mai troppo maturi per dire sì convinti di poter  raggiungere quei sogni coltivati con pazienza e dedizione. Alla vita non si può dire no, perché è il senso stesso del nostro svegliarci, camminare, incontrarci, amarci, viverci che ci rende diversi dai nostri incubi, dalle nostre delusioni, dai nostri dubbi. Io voglio vivere questo sogno spingendomi al di là del muro dell’abitudine senza lasciarmi andare alla monotona causalità del nostro mondo: voglio essere io l’eccezione per rendere speciale chi mi sta intorno. Domani mi aspetta una terra sofferente ed insanguinata, pericolosa ma stupenda, piena di vita e morte e lacrime e sorrisi. Domani all’aeroporto di Kinshasa ci sarò io ad aspettare me stesso prendendo in mano il mio destino, seguendo il cuore senza pregiudizi aspirando ad essere sempre e comunque speciale e non qualcun altro.

Alla fine saprò se sono partito lasciando casa o trovandola sul mio cammino, se per trovare ciò che ho perduto mi sono dovuto perdere, se per conoscere me stesso ho avuto bisogno di viaggiarmi.

Ora sono le tre e qui c’è solo aria di libertà.

Buonanotte!





Una margherita rossa

20 02 2011

Mi chiamo Asiya e ho da poco compiuto vent’anni. Oggi è solo un altro luminoso giorno nella mia gloriosa città antica e come ogni giorno sono seduta alla mia piccola scrivania arrangiata sotto il davanzale della camera da letto. C’è molta luce fuori e dalla finestra socchiusa lascio entrare un po’ di quel calore che il mondo ci invidia senza sapere quanto costi all’anima afflitta del mio popolo. Con molti sacrifici i miei genitori sono riusciti a pagarmi gli studi alla facoltà di medicina ed io, per non deluderli, passo le ore immersa nei libri navigando tra principi di anatomia e saggi sulla chirurgia. Sin da piccola ho sempre avuto il desiderio di portare il mio aiuto a chi non può aiutarsi da solo, cercando in ogni momento di essere utile, presente, comprensiva. Forse non a caso mi hanno affidato questo nome, perché il suo significato oggi sembra più che mai una vocazione piuttosto che una semplice connotazione anagrafica: Asiya, “Colei che solleva i deboli”. Ho molti amici che studiano con me, persone affidabili, ponderate e piene di speranza. Da una settimana ormai non ci incontriamo più nella biblioteca universitaria, ci sono troppe guardie che ci osservano e ci sentiamo un po’ in imbarazzo; così abbiamo scelto di vederci a rotazione nelle nostre case, oggi è il turno di Amid ed io aspetto che Ghada e Fahmi bussino alla porta per farmi compagnia durante il tragitto. Ghada è una ragazza dolcissima, amante della buona musica e della buona cucina. Fahmi…beh Fahmi è bellissimo, con due occhi profondi che scavano nell’anima di chi ci si perde, un corpo agile e muscoloso, ed un viso capace di eclissare anche il sole più splendente. Chissà se ha mai pensato a me come io penso a lui, per certe cose non servono parole, basta uno sguardo, ed io spero di incrociarlo presto quello sguardo. Ghada studia Letteratura, mentre Fahmi si sta per laureare in ingegneria meccanica. Dovevamo vederci verso le undici ma Ghada avrà tardato come sempre nel prepararsi per essere sufficientemente bella al fianco di Fahmi e non sfigurare agli occhi di suo padre; certo se perdesse qualche chilo magari Fahmi potrebbe farci un pensierino ma per il momento si accontenta di una solida amicizia…io invece no…Finalmente il suono tanto atteso: nocche che si scontrano con virilità sul legno della mia porta mi inducono a pensare alle sue mani, ma non ho tempo per chiudermi nel mondo dei sogni, devo aprire. <<Ciao Fahmi!…dove hai lasciato Ghada?>> prontamente risponde al mio saluto con una specie di inchino teatrale e dice <<Ghada ci raggiunge più tardi, aveva da fare…aspetta, tanto tra poco lo vedrai.>>. Curiosità ed impazienza mi costringono a chiedere <<Cos’è, una sorpresa?>> Ma Fahmi da bravo gentleman ribadisce << tra poco vedrai, non avere fretta, sono sicuro che ti piacerà.>>. Presa la borsa con dentro i miei libri mi lancio tra i gradini del palazzo seguendo Fahmi con il mio sguardo da sognatrice.

Per la strada c’è molto movimento, più del solito. La bottega del palazzo di fronte a noi è stranamente chiusa: il vecchio Dhakir non chiude quasi mai, ma oggi la porta è serrata e le luci della vetrina sono spente. Meglio non farsi troppe domande, ora siamo soli, io e Fahmi. Girando l’angolo incrociamo un gruppo di ragazzi, forse conoscenti di Fahmi, che ci salutano con un sorriso; forse cercano di fargli notare la fortuna che ha avuto nel farsi trovare a spasso con una ragazza, meglio chiudere l’imbarazzo abbassando lo sguardo, altrimenti rischio di arrossire. Pochi metri più in là, dietro un piccolo assembramento di gente scorgo la figura massiccia di Ghada. In poco tempo mi rendo conto che questa non sarà una giornata di studio come le altre: “Libertà, senza compromessi!” recita lo striscione stretto fra le mani di quei ragazzi. Fahmi si gira verso di me e con la tenerezza più disarmante che il mio intelletto abbia mai percepito mi dice: <<Oggi, è il momento che aspettavamo da tanto, andiamo a farci sentire.>>. Un misto di agitazione, e carica emotiva scuotono rapidamente il mio animo tanto da farmi avvertire attraverso la schiena un brivido rapido ed intenso. Una rivoluzione? Qui? Proprio oggi? deve essere un segno: E’ il segno che tutti aspettavamo. Senza indugio mi unisco alle file del piccolo corteo che rapidamente, passando tra le vie affollate si riempie di giovani ragazzi e ragazze, forse studenti come noi o semplicemente curiosi rapiti dal nostro bisogno di libertà. Urliamo slogan arrangiati sul momento e tutto si colora di persone, volti, voci, emozioni: siamo sempre di più ed io mi diverto come non mai. Davanti a noi si apre ,sotto il sole, la piazza principale della nostra città ed è già colma di ragazzi che urlano, ballano, saltano chiedendo al cielo qualcosa che secondo la nostra mentalità radicata nei secoli, potrebbe significare pazzia, delirio o banale dissidenza. La mia voce si unisce a quella di Fahmi e di Ghada innalzando vibrazioni uniche ed intense. Sembra davvero incredibile che stia succedendo, ma evidentemente il tempo è maturo. Da una delle vie più grandi si intravedono poliziotti schierati in fila, con gli scudi rivolti verso di noi. Probabilmente non agiscono perché in fondo non stiamo facendo nulla di male, stiamo solo manifestando le nostre idee liberamente: paradossale! Ah se mi vedesse mia madre…Fahmi è ancora più affascinante del solito e la sua voce che grida un po’ mi eccita. Saltando insieme agli altri le nostre mani si stringono: questa è la felicità di cui ci hanno sempre parlato? spero di si, perché cascasse il mondo, io me la tengo stretta. Tutto è così bello, luminoso, allegro, sembro una bambina il giorno del suo compleanno. Vorrei vivere questo istante per sempre, colmando l’eternità con tutti i sogni urlati da chi mi sta intorno, togliendo la rabbia, il rancore e l’odio per far passare solo questo immenso amore e questa inconsueta voglia di libertà.

Vogliamo di più, e tutti ce lo meritiamo…

Un boato improvviso taglia l’aria ed una nube di fumo ci circonda. Altri boati e scoppi rapidi e fulminei illuminano il grigiore della piazza che poco fa era solo piena di sole e speranza. Dagli slogan si passa alle urla, quelle vere, quelle che fanno paura. La folla spinge da tutti i lati e respiro a stento. Un inferno rumoroso e caotico riempie l’enorme piazzale che tra spinte, e lanci di oggetti si trasforma in un immenso campo di battaglia. Qualcuno risponde ai boati tirando bottiglie e mattoni, altri cadono a terra insanguinati, forse perché colpiti dalla foga di qualche squilibrato. Ho paura, troppa…<<Fahmi! dove sei?>> tra le lacrime sforzo la mia gola sperando di poter riconoscere quella voce tanto calda e sicura, in quel momento di pura follia. Una mano forte afferra il mio braccio e mi tira via. E’ lui, il mio amico, il mio eroe, il mio amore. Corriamo senza voltarci per paura di ciò che potremmo vedere. Intanto ai bordi delle strade qualcuno zoppica, altri si coprono le ferite gridando aiuto, piangendo e cadendo. Vorrei solo fermarmi e piangere insieme a loro…ma Fahmi mi incita a continuare, e lui ha sempre ragione. Finalmente ci fermiamo in un vicolo poco frequentato e riprendiamo fiato. <<Sono pazzi, hanno aperto il fuoco senza ragione! questi sono pazzi, completamente pazzi! tu stai bene?>> il mio viso bagnato dalle lacrime vale più di qualunque risposta e senza attendere le mie parole Fahmi mi prende tra le sue braccia dicendo, <<non ti preoccupare, ci penso io a te!>>. Un istante lungo una vita, e in quell’immenso trambusto riconosco quello sguardo nei suoi occhi, quello che desideravo, quello in cui speravo: perché proprio ora? <<vorrei dirti tante cose, meglio andarcene da qui, fuggiamo insieme, ti prego! ti…>>

Un colpo netto, e Fahmi si accascia rovinosamente a terra. Tra le mie mani il suo sangue, rosso come il fuoco. Continua a sanguinare dal collo ansimando avidamente per rubare tutta l’aria intorno mentre io lo guardo negli occhi: spaventata. Pochi secondi e la vita scivola tra le mie mani portandosi via quello sguardo profondo di cui mi sono innamorata. <<Fahmi! Fahmi!>> ma gridare non serve, ormai è finita. Solo le lacrime rimangono. Dalla strada mi raggiunge correndo Ghada mi strappa dal corpo del mio principe e mi trascina via, cercando di non farmi svenire. Perché non siamo andati da Amid a studiare? Perché abbiamo dovuto sfidare la sorte cercando di strappare una libertà che nessuno desidera concederci? Perché Fahmi?

Dovrei riprendere il coraggio e tornare a lottare, spingere contro le angherie di quei pazzi dal grilletto facile, urlare fino alla fine, ma sono solo una ragazza di vent’anni, e sono spaventata da tutto questo. Come me ci sono tante persone, che hanno visto la speranza il cambiamento la felicità, ma stanno correndo a casa con il sangue tra le mani e la paura negli occhi. Sto piangendo è vero ma non voglio dimenticare, perché mentre conquistavamo la libertà io ho perso la felicità e l’odio che provo, non sarà disperso in vano. E’ il momento di essere forte ora più che mai! E’ il momento di lottare, ed io non mi tirerò indietro, Fahmi avrebbe fatto lo stesso. E’ il momento di alzare la voce e gridare al mondo che anche noi esistiamo, che anche noi abbiamo diritto ad essere liberi. E’ il momento di puntare i piedi, voltarsi e riprendere a correre incontro a loro, perché possono colpirci con ogni arma, ma non possono fermare le nostre anime. <<Ghada, vai tu, io torno a difendere ciò per cui Fahmi ha dato la vita: la libertà!>>.





Persi in volo nel tempo.

4 01 2011

Si chiamava Angelica, di nome e di fatto.

La conobbi per caso durante il mio ennesimo autunno da giovane scrittore rivoluzionario al circolo del Paroliere, una piccola associazione letteraria situata nei pressi del quartiere di San Lorenzo dove ogni sera degustavamo stralci di arte poetica e qualche sincero bicchiere di vino, rigorosamente rosso. Avevo già 29 anni ma il mondo non se ne curava, tra manifestazioni studentesche ed occupazioni, era il resto ad apparire vecchio e marcio, io ero solo un numero tra le file di quelli che la pensavano in un certo modo. Era tempo di sommosse, tempo di rivolta, tempo troppo tumultuoso per essere descritto tra le pagine di un passato fugace.

Ricordo precisamente ogni dettaglio del nostro primo incontro. Era mattina, e dalle finestre semiaperte circolava un profumo di caffè e di casa, tipico delle strette vie di Roma. Indossavo un Eskimo, come voleva la moda di allora: omologati anche nel nostro essere diversi. Faceva freddo, troppo per essere Novembre, ma non ci facevo caso, ero ancora giovane e se riuscivo a tener testa al sistema come potevo lasciarmi abbattere da un pò di aria gelida? Percorrevo a passo svelto le vie intorno ai palazzi, come a correr via più in fretta possibile dal pesante giudizio dei miei genitori, troppo radicati a quegli ideali che noi altri cercavamo di scavalcare. Una volta raggiunto il piccolo portone sul quale regnava la scritta “Libero Pensiero, Libero Mondo”, suonai tre volte il campanello: era il nostro segno di riconoscimento, non che fossimo perseguitati ma ci piaceva pensarlo. Mi aprì la porta Mastino (credo di non aver mai conosciuto il suo nome vero), un ragazzo di Napoli venuto a Roma per cercare un lavoro e risucchiato dal magico mondo della contestazione. Adoravo lo squallore di quel circolo, così profondamente decadente e allo stesso tempo baluardo di libertà. L’appendiabiti attendeva il mio cappotto ed io non lo delusi. C’erano tutti: Mirella scriveva qualcosa sul suo taccuino sorseggiando un caffè, Luca rinvigoriva la fiamma della nostra stufetta sottratta ai padroni durante una sommossa in un liceo vicino, il Ganzo fumava guardando fuori dalla finestra e Silvia conversava con una nuova giovane adepta della nostra comitiva. Quella giovane donna era Angelica. Rimasi colpito dal suo abbigliamento, tipicamente aristocratico e benestante, un pò fuori luogo. Portava un cappotto bianco di lana finissima ed un paio di stivali in pelle, lucidi e splendenti. I suoi capelli neri accuratamente pettinati si allungavano ben oltre le sue spalle, emanando un profumo di dolcezza che riempiva la stanza. Parlava, non so bene di cosa, gesticolava e sorrideva. Le sue labbra rosse pronunciavano con attenzione ogni parola, come se ogni risposta facesse parte di un copione recitato mille volte da un’attrice di grande talento. Era bella, troppo per essere vera. Mi avvicinai per assaporarne ancora di più l’odore. Le sue mani sembravano così lisce da lasciarmi percepire il piacere dell’aria che veniva accarezzata dai suoi gesti. Silvia mi indicò dicendo: << Lui è Francesco, il miglior scrittore del circolo, anche perché è l’unico. >>. Sorrisi sperando di poter incrociare lo sguardo di Angelica, e subito fui soddisfatto. Aveva due occhi castani che brillavano di una profondità mai vista, se avessi avuto il tempo di osservarli più attentamente avrei potuto scorgere i lineamenti dei suoi pensieri. Immobile e senza parole mi ridestai prontamente da quell’estasi suprema porgendole la mia mano ed esclamando << Wow, sei splendida! >>. Lei arrossì ma non quanto me, mi sentivo un demente, che figuraccia, ma sorrise ancora ed io mi placai. Doveva essere particolarmente abituata a ricevere complimenti da sconosciuti, infatti eclissò subito il momento di imbarazzo domandandomi: << cosa scrivi di solito? >>. Stordito ma non distratto risposi con falsa nonchalance: << scrivo la vita, così come mi viene. >>. Sorrise ancora ed io mi innamorai definitivamente.

Tornò la primavera e fu come un pugno sul naso per la mia allergia. Starnutivo continuamente e consumavo quantità immense di fazzoletti. Percorrevo sempre più velocemente la strada, un pò per sfuggire al polline, ma soprattutto per vedere Angelica. Nei mesi trascorsi ci fu il tempo per approfondire la nostra conoscenza; diventai il suo confidente, non potendo pretendere altro vista la differenza di età e la sua bellezza irraggiungibile. Aveva vent’anni lei, e sapeva portarli molto meglio di come io portassi i miei quasi trenta. Nonostante la mia fervente fantasia da scrittore, non mi abbandonai mai al pensiero di false illusioni o speranze vane: sognavo sì, ma con realismo. Parlavamo e tutto si fermava: il canto dei passeri, il vento tra le fronde, gli schiamazzi dei bambini in strada, i passi di Silvia, la radio del Ganzo. Nulla  riusciva a distrarmi dalle sue parole. Ormai ero totalmente assuefatto alle nostre conversazioni. Ogni mattina la passavo lì al circolo, mentre il pomeriggio andavo ad aiutare mio padre nel nostro negozio di antiquariato. Come occupazione rendeva bene e mi permetteva di coltivare il mio sogno: divenire uno scrittore di successo. Scrissi molto in quel periodo, soprattutto poesie d’amore prudentemente nascoste in un taccuino nella tasca interna del mio cappotto. Sapevo bene a chi erano rivolte, ma non ne feci un dramma, ogni scrittore ha bisogno di una musa, ed io fortunatamente la trovai. Col passare dei giorni le serate che organizzavamo erano piene di impegni ed ospiti importanti, tutta gente morta che viveva tra le righe delle proprie opere. Il vino ce lo procurava Mastino, e si vendeva bene, anche perché l’affluenza in quel periodo era copiosa, ed i soldi servivano sempre. Non c’era da lamentarsi in fondo, la casa di mia nonna passò a me dopo la sua morte e già mi sentivo più a mio agio per l’età che avevo. Bei tempi quelli.

Capitò che una sera d’Aprile, Angelica si presentò al circolo con uno sguardo triste, gonfio di lacrime. Non l’avevo mai vista con quegli occhi, sembrava così fragile e sola. Finita la serata mi avvicinai per regalarle un pò del mio silenzio, paradossalmente su carta sono più bravo con le parole che non dal vivo. Lei se ne stava ferma a guardare fuori dalla finestra quel lampione che si spegneva ad intermittenza. Era evidente che non mi avesse notato. Mi avvicinai ancora, tanto per non rendere vano il mio silenzio, e all’improvviso, senza che l’aria potesse svelare minimamente i segreti piani del destino, si voltò verso di me e disse << ti va di venire con me in un posto? >>. Era già mezzanotte passata ma quella sua domanda non poteva restare senza una risposta. Decisi dunque senza pensare e risposi << certo! Prendo il cappotto. >>.

Ci sedemmo ad un tavolo in una piccola enoteca non molto distante dal nostro tugurio. Sembrava impaziente e spaventata, come se il nostro conversare fosse solo un preludio a qualcosa di nuovo e terribilmente sconosciuto. Parlavamo di alcuni brani letti quella sera, in particolare di una poesia che le era rimasta impressa per qualche oscuro motivo. Parole orfane inserite per caso nel palinsesto serale. Libertà, amore, impeto e passione si aggrovigliavano vigorosamente tra quelle righe molto abusate dalla mia lettura e non solo… Ordinammo entrambe una birra, il vino già l’avevamo degustato in precedenza. Ogni silenzio era interrotto dai miei discorsi: cercavo di allontanare dalla sua mente quel fantasma che aleggiava nei suoi occhi, come per salvarla. Ad un tratto, mi interruppe bruscamente e disse: << Che vogliamo fare? >>. Caddi dal mio castello di parole percependo il palpitare incostante del mio cuore. Rimasi immobile, come un sasso. Non potevo restare in silenzio e capii che quello era l’unico momento per essere pienamente me stesso. Presi il coraggio in mano sia perché l’alcol era già in circolo sia perché il suo sguardo non mentiva. Quando una donna ti guarda con quegli occhi significa che è arrivato il momento della verità.

Dissi: << Da tempo ormai nella mia anima si è formato un sentimento troppo pesante perché io possa ignorarlo. Ho lasciato da parte ogni congettura mentale, ogni logica deduzione, ogni pensiero di realtà. Non conosco più i segreti del mio cuore, e l’unica cosa che capisco è che non riesco a staccarmi da te. Vivo le mie giornate aspettando impazientemente il momento per rivederti, per parlarti, per ascoltarti. Ogni volta che ci salutiamo sento con forza un pezzo di anima che se ne viene via con te. Forse penserai che sono pazzo, siamo troppo diversi. Mi sono concesso il lusso di credere in qualcosa che non può esistere, ma ne sono consapevole, e per queste mie parole e per ogni sensazione che il tuo cuore sta emanando in questo istante, ti chiedo scusa. Credo di amarti. Mi dispiace. >>.

In quell’istante non dovevo sembrare tanto diverso da un cadavere. La mia anima era stata definitivamente svuotata da quel suo sguardo e non provai nient’altro che serenità.

Lei si voltò per un attimo, poi accadde l’incredibile: si alzò e, delicatamente, posò le sue labbra sulle mie.

Ero di nuovo vivo.

Pochi minuti dopo si allontanò dal tavolo salutandomi con un sorriso carico di gratitudine. Da quel momento sparì, ed io non la vidi mai più. Non ebbi neppure il tempo per ricambiare il suo saluto. Invano attesi la sua comparsa al circolo il giorno seguente. Avrei voluto dirle mille parole, confessarle un’infinità di sentimenti, condividere con lei il mio tempo ormai vuoto. Ma era tardi e lentamente lasciai che il tempo congelasse la sua presenza nel mio ricordo.

Anche se ormai sono passati anni da quell’istante così splendente, e anche se la vita ha ripreso il suo corso nella semplicità di ogni singolo momento, non riesco a dimenticarla. E’ finito il tempo delle sommosse, e dei giorni spensierati ma non dimentico le sue mani, i suoi capelli, i suoi occhi. Un’immagine immobile nella mia mente concepita per essere solo osservata dalla memoria. Non ebbi mai occasione di parlarle ancora, né di vederla. Non potei nemmeno dirle che quella poesia così sinceramente calzante con la nostra piccola avventura l’avevo scritta io, quando la conobbi in quell’autunno magico, specchio indelebile di rivoluzione e libertà. Non ebbi mai l’occasione di indagare sui suoi sentimenti per me o chiederle la causa delle sue lacrime o dei suoi sorrisi, anche se in fondo una spiegazione si è sempre presentata carica di certezza nella mia mente. Porterò sempre dentro di me quella sensazione di serenità che mi colse all’improvviso quella sera. Se anche solo per un attimo un gemito d’amore ha accarezzato il mio animo, il segno del suo passaggio non svanirà mai come la sua presenza è scomparsa in quella notte.

Se questo mio pensiero ti giunge in qualche modo voglio che tu sappia, cara Angelica, che rimarrai sempre e soltanto la mia prima, autentica, eterna Libertà.





Ridondanze

5 11 2010

Lo capisci in un sospiro

ed oltre l’orizzonte di uno sguardo

assapori il momento in cui scegli

come stare al mondo.

Tutto è una questione di scelta.

Si sceglie

come si soffre

si sceglie

come si sogna

si sceglie

come si ama.

Scegli di essere ciò che sarai

e smetti di essere ciò che eri

ma non sarai mai diverso

da ciò che volevi essere nell’istante

in cui saresti stato

ciò che eri

o che avevi scelto di sembrare

ma che in realtà

semplicemente

non sei.

Anche scegliere è una scelta.

Dubitando del proprio discernimento

si srotola il tappeto della libertà

calpestando rancori acerbi

e paure remote.

Nessuno sarà mai libero

se non si libera

della sua libertà

di scegliere.

Nessuno sarà libero

se non ha la libertà

di essere ciò che era

quando per destino ha scelto

di essere ciò che non è.

Il divenire è libertà

tutto il resto

è solo contingenza.





vita in caduta libera…

30 04 2009

Vivi…
ora, adesso, subito…
non confinare le tue passioni…
non sopprimere i tuoi sentimenti…
la paura? nient’altro che una gara con te stesso…
esprimiti come pensi sia giusto…
non pensare al giudizio degli altri…
cerca la verità…
inseguila, e quando la trovi difendila…
non importa quanto alta sia la rupe…
dopo il lancio sarete sempre solo tu e l’aria…
non chiudere gli occhi per sentirti invisibile…
ma guarda il mondo, osserva e impara…
lasciati guardare…
perchè tanto più gli occhi sono su di te, tanto più il mondo si arricchirà della tua presenza…
non lasciare che i dubbi ti scavalchino…
ma risolvili prima che loro ti portino troppo lontano dalla tua strada…
il tuo cuore lo conosci, nessuno può conoscerlo meglio di te…
e non permettere mai che nessuno si prenda gioco del tuo cuore…
ragiona quanto basta per raggiungere i tuoi obiettivi…
non fare previsioni azzardate…
la tua vita sono le tue scelte…
non correre troppo con la mente…
ma non smettere mai di sognare…
il sogno è l’unico appiglio che hai verso quel mondo ideale che con amore e pazienza cercherai di costruire, sperando che un giorno gli altri possano apprezzarlo e viverlo come fai tu…
e poi non fermarti mai…
non smettere mai di negare tutto ciò in cui credi…
a volte sei nel giusto, a volte nel torto…
ma rimane sempre e comunque una questione di punti di vista…
sforzati di capire il punto di vista di chi hai di fronte…
perchè non c’è piaga più grande dell’egoismo in questo mondo…
ama…
ama incondizionatamente…
ama follemente…
ama fino alla fine…
ama sempre e solo chi sa darti quello che di cui hai bisogno…
chiunque sia…
ama al mattino…
ama la sera…
ama in solitudine…
ama chi senti di amare…
ama chi vuoi amare…
ama semplicemente perchè ne hai bisogno…
alla fine riguarderai indietro e la tua soddisfazione sarà la spinta più grande verso il tuo futuro…
non congratularti troppo con te stesso…
perchè il viaggio continua…
vivilo, percorrilo, amalo e sognalo come solo tu sai fare…





il volo…

23 04 2009

vieni a prendermi…
portami dove vuoi…
spiega le tue ali…
afferrami in volo e trascinami oltre gli oceani, oltre le nubi, oltre noi stessi…
mostrami i luoghi dove prendono vita i tuoi sogni…
dove sei libera di amare…
acceca i miei occhi con le immagini di un amore così intenso da togliere il respiro…
tienimi stretto a te come se lasciandomi cadere perdessi tu stessa il tuo cuore…
libriamoci insieme sopra ogni cima di questo piccolo mondo…
perdiamoci…
saliamo più su, oltre le stelle fino a sfiorare l’infinito…
attraversiamo il tempo e lo spazio…
fermiamoci sulla più lontana nebulosa, abbracciati e stretti come se fossimo un corpo solo…
guardami negli occhi come solo tu puoi fare…
la mia anima è un libro aperto…
sfoglia dove vuoi, fermati sui capitoli che più ti divertono…
sorridi…
perchè dove siamo non c’è odio, guerra, dolore…
ci siamo solo io e te…
circondati dalla felicità che abbiamo rincorso fino quassù…
solo noi…
e il nostro amore…








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