Ne è valsa la pena!

26 07 2011

Come distinguere tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato? voglio dire, nella vita si compiono scelte che inevitabilmente ci portano ad abbandonare strade che non sapremo mai dove ci avrebbero potuto portare, e ci lanciamo nel caos di questa vita a testa alta, con il nostro bagaglio di esperienze, con le nostre delusioni, con i nostri dolori repressi, con le nostre gioie, i nostri sorrisi, le nostre lacrime, senza scorgere neanche per un attimo il piano magico che lentamente si srotola sotto i nostri piedi. Qualcuno lo chiama destino, ma più precisamente non ha un nome, è soltanto una costatazione a posteriori che ci spinge ad osservare e quindi studiare e riordinare pezzi di vissuto che tendono verso un obiettivo a noi sconosciuto. “Se avessi detto”, “Se avessi fatto”, “Se fossi stato”, “Se…”. Il “Se” magico tanto decantato dai maestri dell’improvvisazione rappresenta l’imprevisto, il caos nella struttura artistica di un attore che si trova di colpo faccia a faccia con qualcosa di nuovo e magnifico ma allo stesso tempo carico di dubbi ed incertezze sintomo di paura e allo stesso tempo causa unica del coraggio. Bisogna affrontare ogni bivio con lo stesso cuore impavido con cui un giovane uccellino si lancia in volo per la prima volta: il suolo si avvicina, fa paura, ma se non spieghi le ali tutto sarà stato inutile e capirai che la vita non ti ha portato dove volevi andare ma bensì ti ha schiacciato a terra tra la polvere di errori e miserie che hai causato in prima persona, senza colpa alcuna riservata agli altri. Forse tutto è caos, o forse no. Una farfalla sbatte le ali e a New York arriva la pioggia invece del sole. Un evento insignificante, per certi versi quasi inesistente eppure il ritmo della vita stessa si basa su collisioni ed incontri che potremmo giurare di non aver mai percepito. Quel brivido che proviamo in uno sguardo apparentemente casuale, in un abbraccio spontaneo, in un bacio sorprendente, è l’impeto della vita che ci ricorda che esiste un legame profondo ed intenso con tutto ciò che ci circonda basato su regole e schemi che noi stessi modifichiamo nel nostro percorso. Ognuno si costruisce il proprio destino e a sua volta il destino costruisce il nostro percorso, in un circolo vizioso in cui siamo troppo impegnati a vivere per poter afferrare quel senso nascosto nelle piccole cose. Ma quando alla fine guardiamo indietro capiamo benissimo dove la nostra vita voleva portarci, e quello che più conta nella nostra vita in quel momento sarà esattamente l’obiettivo di cui avevamo bisogno. La vita ha sempre una risposta, ma bisogna essere pronti a lanciarsi nel vuoto ad occhi chiusi ed ali spalancate. E quando l’aria accarezzerà la nostra pelle ed il sole si farà più vicino, quando il mondo si muoverà verso l’orizzonte allo stesso passo dei nostri sogni ed il cielo non verserà lacrime di vendetta sulle nostre teste, e quando la felicità esploderà tra lo sgomento di chi non ci credeva o non ha mai voluto crederci e la notte sarà soltanto un istante buio tra i contorni luminosi del nostro essere, allora lì capiremo il senso, sapremo condividerlo e per un momento che durerà tutta un’eternità saremo capaci di urlare al mondo: “Ne è valsa la pena, per me, ne è valsa veramente la pena!”.

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Io volo…

8 07 2011

Caro Francesco, mettiamo in chiaro una cosa, o meglio un paio di cose: devi smetterla di sentirti in colpa per il tuo modo di vivere la felicità. Sei felice, giusto? E allora goditela, piantala di nasconderti dietro frenesie e distrazioni che ti allontanano da questo momento pieno di gioia e spensieratezza. Assorbi ogni istante, continua a dire ciò che pensi senza autocensurarti per paura di offendere gli altri con la tua fortuna, in fondo te la sei costruita tu, da solo, con le tue forze. Non ti sei mai tirato indietro, hai sempre fatto il tuo dovere in maniera impeccabile, sei una persona buona, ricca di amore e di simpatia, uno alla mano, disponibile e con un sorriso sempre prorompente e contagioso, sei una persona generosa, con lo sguardo teso verso chi ti chiede un aiuto: di cosa hai paura? Non si è mai sentito che uno nascondesse la propria felicità per evitare agli altri di sentirsi in difetto. La felicità è un’onda che sommerge tutto e tutti, perciò lascia che inondi chi ti vuole bene, solo così potrai essere pienamente te stesso. Il tuo ottimismo più di una volta è stato la chiave d’evoluzione nei tuoi rapporti, la stima di chi ti circonda si basa proprio sul tuo essere pienamente innamorato della vita. Non fingere di essere quel tipo di persona che vorrebbe piangersi addosso per chissà quale assurdo motivo. Cerchi di vedere errori nel tuo comportamento che gli altri continuamente smentiscono. Perché questo bisogno di smontarti? Vai alla grande così come sei. Lascia che gli altri sentano il profumo della vita soffiare tra le tue parole, inebriali con la tua felicità col tuo amore col tuo sorriso. Ricordi il tuo atto di fede? Si trattava proprio di vivere la tua vita in caduta libera. Beh, ora più che mai ti stai prendendo alla lettera e questo ti rende talmente felice che non puoi startene chiuso lì a far finta che sia tutto normale o che rientri nei canoni del semplice susseguirsi di eventi, esplodi e lasciati andare. Dentro ti senti come un bambino che vorrebbe saltare e correre per ore ridendo a crepapelle. Fai uscire quel bambino, lo so che lo desideri, ti conosco da sempre e so cosa passa per la tua testa. Mi viene da ridere a pensare alle soddisfazioni che ti sei conquistato e allo stupore che ti provocano. Lo sai che la tua vita è così, che la tua vita ti ama come tu ami lei, che la tua vita è speciale, diversa e unica. Dimentica chi ti ha detto che per crescere bisogna imparare a soffrire, perché in tutta sincerità, queste persone non hanno capito niente di cosa sia la vita, specialmente la tua. Non ti conoscono abbastanza forse, magari a causa della tua timida accondiscendeza non ti sei mai esposto a sufficienza per paura di essere giudicato, ma ora le cose sono diverse, tu sei diverso. Sei più vivo che mai, e sai bene che tutto questo è destinato a crescere nel tempo. E’ la tua certezza e neanche la più tetra personalità di questo mondo potrà distoglierti da ciò che credi. Ad ogni fatica corrisponde sempre il giusto compenso. Forse per qualcuno non è così, ma per te, che sai crederci e sai difendere la tua unicità, sarà sempre così. Posso aggiungere solo una sentenza per definire il tuo percorso: Meraviglioso! La strada è ancora lunga, ma so bene, e lo sai anche tu, che la felicità continuerà sempre a colorare il tuo cielo. Continua a volare…





Matrimonio

25 06 2011

[Romano Battaglia, “Cielo Chiaro”]

Spendi l’ amore a piene mani.

L’ amore è l’ unico tesoro che si moltiplica per divisione,

è l’ unico dono che aumenta più ne sottrai,

è l’ unica impresa nella quale più si spende più si guadagna.

Regalalo, buttalo via, spargilo ai quattro venti,

vuotati le tasche, scuoti il cesto, capovolgi il bicchiere,

e domani ne avrai più di prima.

Chi ama profondamente non invecchia mai

neanche quando ha cent’ anni.

Potrà morire di vecchiaia, ma morirà giovane.

L’amore è l’ ala che solleva l’ anima verso l’ infinito.

L’ amore è il principio di tutte le cose.

Quando si ama non si ha più paura di niente

perchè siamo vicini a Dio.





Buona Pasqua

24 04 2011

Nella luce di un mistero profondo carico di gioia e serena libertà, auguro a tutti voi una felice Pasqua di resurrezione e vita.

Dalla prima lettera di San Paolo Apostolo ai Corinti.

“Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, 
ma non avessi l’amore, 
sarei come un bronzo che risuona 
o un cembalo che tintinna.
E se avessi il dono della profezia 
e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, 
e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, 
ma non avessi l’amore, 
non sarei nulla. 
E se anche distribuissi tutte le mie sostanze 
e dessi il mio corpo per esser bruciato, 
ma non avessi l’amore, 
niente mi gioverebbe. 
L’amore è paziente, 
è benigno l’amore; 
non è invidioso l’amore, 
non si vanta, 
non si gonfia, 
non manca di rispetto, 
non cerca il suo interesse, 
non si adira, 
non tiene conto del male ricevuto, 
non gode dell’ingiustizia, 
ma si compiace della verità. 
Tutto copre, 
tutto crede, 
tutto spera, 
tutto sopporta. 
L’amore non avrà mai fine”.

Auguri sinceri direttamente dal mio cuore.

Francesco





Fotografie

11 01 2011

Fuori è ancora buio, ma il mattino già si intravede in lontananza attraverso quei piccoli spiragli tra le persiane. C’è odore di casa intorno a noi, la nostra casa. Ti guardo mentre sospiri dormendo su un fianco, e come sempre mi stupisco della tua bellezza. La stanza si illumina lentamente lasciando prendere vita a quel colore così gioioso che hai scelto per le pareti: giallo come il sole. Ti è sempre piaciuto il giallo, anche prima di quella sera ormai lontana nel tempo, in cui ti regalai quel girasole un pò secco, ma pieno di speranza. I tuoi occhi sfavillanti quasi commossi sorridevano con amore e tenerezza: sembravi una bambina.

I vicini si sono svegliati presto come ogni mattina, e come ogni mattina attendo che tu riapra gli occhi con quella smorfia un pò turbata dal loro trafficare rumoroso. Nell’attesa mi godo questo momento lasciando che il mio sguardo si posi delicatamente sulle fotografie appese nella nostra stanza.

Proprio vicino al mio comodino, il nostro mare se ne sta immobile, immortalato in quello scatto un pò sfocato forse poco elaborato che tanto ti emoziona ogni volta che lo guardi. In primo piano ci siamo noi due, abbracciati e stretti in un bacio pieno di passione. Io avevo in testa quel buffo cappello che mi avevi regalato durante il nostro primo viaggio insieme. Sembra ancora ieri: il trauma della valigia, la tua ansia per i biglietti ed il mio sorriso tragicomico impegnato nell’arduo tentativo di tranquillizzarti; in fondo mancavano ancora dieci ore al volo. Tu controllavi continuamente tutti i documenti, ed io allora ti presi per mano e ti dissi per l’ennesima volta: <<Ti amo!>>. Poi, tra baci intensi abbiamo fatto l’amore, proprio su questo letto, ed è stato bellissimo. Il nostro mare: spumeggiante, fresco e così stupendamente romantico. Non era un posto da pubblicità o da documentario, ma era nostro, e questo ci bastava.

Poco più in là, vicino alla finestra, un piccolo quadretto senza vetro racchiude il tuo volto sorridente. Quella foto l’avevo scattata qui, il giorno che ci siamo trasferiti. Erano le sei ed il sole si apprestava a tramontare oltre il profilo della città. Un raggio carico d’autunno scelse la nostra piccola finestra per salutare la sua partenza ed il nostro arrivo. Per qualche minuto sei rimasta a contemplare quello spettacolo con i gomiti sul davanzale, la testa china e quel tuo sguardo da angelo pensieroso, un pò malinconico. Ebbi il tempo necessario per prendere la mia Nikon: volevo immortalarti nella tua bellezza naturale, senza pose o teatralità, così come sei ancora; ma la mia goffa fretta mi fece urtare col piede una scatola da trasloco poggiata di fronte a me. Il mio dito era già pronto per lo scatto e tu girandoti mi hai regalato questa bellissima immagine che ogni mattina mi rapisce, mentre riapro il nostro spazio all’aria del giorno. Tra poco succederà di nuovo, e fremo per quel gesto forse dettato dall’abitudine, ma incredibilmente carico di amore. Ti amo, te l’ho già detto oggi? forse tra i miei sogni che nonostante il tempo passato insieme si colorano ancora della tua magnifica presenza.

E’ ancora presto ed un tuo sospiro un pò più lungo degli altri spinge il mio sguardo verso di te. Oltre il tuo splendido profilo riesco a scorgere nella penombra la foto del nostro matrimonio, attaccata senza cornici su quella parete in un gesto frettoloso poche ore dopo le nozze. La cerimonia fu commovente anche se quel sacerdote non parlava molto bene la nostra lingua. Il tuo abito non era come quello che si vede nei film, bianco, candido ed immacolato ma era ricco di colori, molto sfumati ma diverso dal solito. Mi hai sempre detto che avresti voluto un matrimonio speciale e così, oltre all’abito, invece della classica marcia nuziale feci suonare la nostra canzone al momento dell’ingresso, dando fuoco alla miccia della tua commozione già trattenuta a stento. Alle tue lacrime si aggiunsero le mie, ed insieme passammo quasi dieci minuti a guardarci prima di recuperare la nostra attenzione alle parole difettate di quel sacerdote. Dio quanto era bello il colore dei tuoi occhi. Completava il mosaico di colori che ti circondava, rendendoti la più bella creatura mai vista su questa terra.

Verso la porta, ancora più immerso nell’oscurità di questo mattino, c’è un altro nostro bacio, ma al di là della bellissima immagine, il mio sguardo si concentra sui bordi della cornice. Scheggiata e rovinata su più lati, mi costringe a ricordare quella notte terribile in cui, dopo un doloroso litigio, decidesti di andartene per non tornare più. L’ennesima delusione della vita ci aveva trafitto il cuore, e in un gesto di pura follia ci siamo lasciati odiare. Così traviati dalla paura ci siamo detti parole tremende versando lacrime amare su tutto ciò che con forza avevamo costruito. Era la fine. Sbattendo la porta quel piccolo quadretto era caduto in terra lasciando volare qualche scheggia in giro per la stanza, sembrava il mio cuore. Lo raccolsi, lo guardai per un attimo asciugandomi le lacrime e lo lanciai via, verso un’altra parete che inerme ne accolse lo schianto. Fu una notte tremenda, senza sonno e senza pace. Ma l’amore trova sempre la strada del ritorno ed il mattino seguente mi vestii in fretta lanciandomi con forza verso la maniglia della porta col desiderio di correre da te e ripeterti ancora “Ti amo!”. Ciò che accade dopo fu incredibile: non ebbi il tempo di uscire che tu eri già con le chiavi in mano pronta a rientrare nella nostra casa, e nella nostra vita. Ci guardammo a lungo poi con una sincronia degna della più virtuosa filarmonica del mondo, ci siamo detti << Scusa! >>. Stretti in quell’abbraccio lasciammo cadere ogni rancore perché in fondo sapevamo, che nulla poteva permettersi di separarci. Nulla, mai.

Nel sorridere al pensiero di quel ricordo, mi lascio sfuggire un piccolo gemito che le tue orecchie assorbono, interpretandolo come una sveglia. Voltandoti lentamente, sotto il profilo delle lenzuola qualche raggio impertinente illumina la tua pancia, gonfia del nostro amore. Il nostro piccolo bambino cresce tra di noi, ed io non sono mai stato così felice come in questo momento. Dopo ogni sacrificio, ogni lotta, ogni istante vissuto nel nostro tempo, mi accorgo di quanto in realtà tutto ciò che poteva delinearsi come un rimpianto o un dolore, si è manifestato come una grande occasione per dirigere i nostri passi verso questa vita splendida ed unica. Mi guardi con gli occhi ancora carichi di sonno ed allunghi la tua mano per accarezzarmi, poi semplicemente mi dici : << buongiorno, amore mio! >>. Mi chino verso il tuo viso per baciarti e per dirti quelle semplici parole che conosci già.

Abbiamo costruito la nostra vita, con pazienza e amore, senza troppe pretese. Non conosciamo come si svilupperà questo futuro carico di incertezze, ma sicuramente posso dedicarti tutta la mia speranza e la mia fiducia, perché in fondo, tutto ciò che ci serve è continuare ad amarci. Te lo ripeto da sempre, l’importante siamo noi, il resto è solo altro.





Le dévouement perdu

19 12 2010


Portava un cappello stretto forse troppo, per consentire ai suoi pensieri di rimanere chiusi dentro il loro scrigno. Il cappotto di lana soffice calzava a pennello sulla sua figura lievemente sciupata. Non sembrava infreddolito anzi, nonostante il gelido vento che spirava lungo il boulevard, il suo volto era scoperto e sereno, quasi indifferente. Nessuno alzava lo sguardo verso di lui, tutti procedevano dritti verso una qualunque destinazione come se una sosta momentanea od un semplice incrocio di occhi potesse istantaneamente tramutare in pietra ogni cosa. Con passo rapido e deciso attraversò l’uscio del Club Bohémien dove il solito tavolo, con vista su Rue de Rivoli, lo attendeva impazientemente. Jacques si avvicinò con il sorriso tipico di un cameriere parigino pronto per un saluto cordiale e magari una battuta sul tempo come era d’uso con i clienti abituali. François non aveva il tempo di ricambiare il sorriso e congelando ogni umano senso di accoglienza reciproca ordinò un bicchiere di rosso, un Merlot, con la cadenza provenzale che lo contraddistingue dalla più tenera età. Jacques da parte sua conosceva la routine del suo silenzioso interlocutore e senza ulteriore indugio si diresse al banco dove una coppa ancora vuota attendeva la mescita parsimoniosa del padrone di casa. Dopo qualche minuto l’ordinazione fu soddisfatta e François, ostentando una scocciata generosità, ringraziò il cameriere concedendogli un breve momento di gloria esclamando: << Che freddo oggi! >>. Quasi stupito Jacques esitò nel rispondere ritrovando con un lieve sforzo la battuta tanto abusata durante il suo turno: << Eh, una volta tanto quei pinguini in frac si trovano a loro agio tra noi comuni mortali! >>. I pinguini erano i dirigenti della banca a fianco, che nella pausa tra un salasso ed un pignoramento, erano soliti pranzare al Club. François sorrise troncando subito la conversazione con un fulmineo “Merçi Jacques!”. Quel breve istante di relazione umana si era concluso ed ora era libero di lasciarsi andare a se stesso.

Dopo il primo sorso estrasse dalla tasca sinistra un taccuino in pelle nera, consumato per metà. La penna era già sistemata sul bordo del taschino destro della sua giacca, pronta per assolvere i suoi doveri. Di professione era un avvocato, molto intelligente, scaltro e furbo ma il venerdì dopo l’udienza delle undici si trasformava, quando il tepore del Club Bohémien accarezzava le sue mani. Seduto ad un tavolo da poeta francese amava passare il pomeriggio ad osservare la gente, scrivere e sognare. Non che fosse lo scopo della sua vita, piuttosto una passione maturata nel tempo della sua gioventù. Questo era il suo momento e nulla doveva interromperlo.

Un signore anziano particolarmente corpulento sedeva poco distante dal suo tavolo. François lo fissava, assorto in chissà quale assurdo vortice di pensieri. Iniziò a scrivere cancellando più volte. Inventava storie prendendo ispirazione da caratteri particolari dei suoi soggetti. Immaginava il loro passato, la loro vita, i sogni, le speranze traendo conclusione dalle più infime irregolarità delle rughe, dei vestiti, degli occhi. Amava osservare la gente e costruire con la sua penna mondi, personaggi, luoghi e tempi descrivendo emozioni che solo lui riusciva a carpire da quei volti così diversi e misteriosi. Così, senza conoscere l’origine della sua creatività, l’anziano divenne un simpatico nonno che attendeva l’uscita dei nipoti dalla scuola di fronte al Club. Una persona semplice e felice che nella sua vita aveva attraversato grandi sofferenze per raggiungere la serenità di quel momento. Certo ogni tanto il sorriso si tramutava in un malinconico sguardo perso nel vuoto, cercando lei, la moglie ormai scomparsa che ancora lo accompagnava nei suoi ricordi più dolci. Queste ed altre inimmaginabili fantasie coloravano la mente di François, talmente assorto nel suo scrivere da ignorare completamente il suo bicchiere di vino rosso. Scrisse a lungo finché il suo protagonista non si allontanò oltre l’angolo dell’ingresso.

Ancora un sorso rapido per poi lanciarsi verso un nuovo soggetto, e ancora un altro e un altro. Le ore scorrevano dall’orologio senza che nulla potesse interferire con il loro movimento. François non si curava del tempo. In quel lucido pomeriggio d’autunno fioccarono storie uniche come quella del bambino capriccioso che per un croissant poco gustoso iniziò a far innervosire l’intero locale; o ancora il poliziotto che sorseggiava un caffè dopo aver sventato un pericoloso complotto a pochi passi dal Club. Persino Jacques ebbe l’onore di essere reinventato in uno dei racconti di François trasformandosi in uno studente attempato che per motivi finanziari era costretto a lavorare per mantenere la madre malata. Giornata gloriosa, per la scrittura. La serenità si respirava a pieni polmoni tanto che il clima non sembrava più così pungente. Purtroppo però, come succede spesso nei momenti in cui ci sembra di percepire una felicità superiore ad ogni possibile imprevisto, il mondo ci stordisce con un colpo ben piazzato al cuore.

Entrò una donna accompagnata da un uomo fiero ed imponente. La sua pelle era chiara come il sole d’estate ed i capelli rossi come una rosa appena sbocciata. Un viso stupendo faceva da contorno a due occhi di smeraldo incastonati su quell’opera divina. Il suo cappotto lasciava intravedere le sue forme, perfette. Donne così belle non se ne vedono spesso, François lo sapeva bene. Conosceva quel viso o meglio, lo aveva conosciuto tempo prima. Si chiamava Irènée ed era l’ultima persona al mondo che sperava di incontrare al Club Bohémien.

Erano stati amanti in passato. La storia più travolgente nella vita di François, così unica nel suo trascorrere che il tempo si era tramutato in eternità. Si amarono a lungo ed intensamente; si lasciarono nell’oblio di un tradimento. Lei proseguì la sua vita viaggiando col suo amante, mentre François si abbandonò alla solitudine cercando vigore nel suo scrivere, tirando avanti con la sua vita silenziosa. Non si erano più visti per anni ed ora lei era lì, come la immaginava nei suoi ricordi. Un tremendo torpore colpì la mente di François cancellando ogni lucida percezione di pensiero. L’aria si fece torbida e la luce del radioso pomeriggio d’ispirazione si spense rapidamente.

François vide l’anello al dito di Irènée e precipitò in un profondo stato di tristezza. Si alzò di scatto abbandonando il taccuino, la penna ed il mezzo bicchiere di Merlot. Andò verso il banco posò una banconota silenziosamente e proseguì per l’uscio. Le passò a fianco così vicino da sentire il suo profumo un’ultima volta. Lei si spostò semplicemente senza riconoscerlo, senza dire niente. François Scomparve oltre la vetrata del Club.

Irènée si accomodò esattamente al posto in precedenza occupato dal suo passato, trovando il taccuino ancora aperto. Lo chiuse, lo consegnò a Jacques ed ordinò un bicchiere di rosso, un Merlot, con la cadenza provenzale che la contraddistingue dalla più tenera età.

Nessuno al Club Bohémien vide più François, ed il suo taccuino giace ancora abbandonato nel cassetto vicino ai liquori. Ogni storia persa e dimenticata, personaggi sconosciuti la cui gloria rimane sepolta tra una copertina in pelle nera ed una dedica in ultima pagina.

 

Dedicato ad Irènée, splendida musa

alla quale devo

la mia stessa esistenza:

torna presto, per colorare

il nostro passato

cancellando il dolore.

Con Amore.

François





I’ve got you under my skin

12 11 2010

Novembre era ormai alle porte, e per la strada si avvertiva già quel dolce senso di malinconia che la nebbia accompagna alla sera, tra un camino che sputa fumo nero, ed un lampione timido che prende vita. Attraverso il Corso in direzione della chiesa di San Francesco soffiava un leggero vento di scirocco, curiosamente freddo tanto che i vecchi, seduti al “bar della fortuna”, sbuffavano calore dalle loro labbra rinsecchite imprecando, intirizziti da quel gelido sospiro, contro l’inverno prepotente. Così, come accadeva ogni giorno da quasi trent’anni, Padre Raffaele spalancò le porte della navata centrale, per invitare i bambini a partecipare alla Messa vespertina; sia ben chiaro, un giovane difficilmente entrava in chiesa travolto da un impeto di preghiera, il più delle volte, e in particolare quella sera, il gelo li spingeva ad entrare per gustare il tiepido tepore del sagrato riscaldato dalle candele consumate durante il giorno. Dopo qualche rimprovero tutti si accomodavano fra i banchi, stanchi delle ore di gioco passate in Piazza Garibaldi, dove le urla di madri severe, ancora riecheggiavano riempiendo lo spazio intorno alla fontana centrale. Alle sei in punto il suono del vecchio campanile richiamo l’intera cittadina ad un breve silenzio: quella era l’ora di Dio, o chi per lui.

Un uomo alto, ben vestito con un cappotto finemente lavorato ed un cilindro di colore grigio scuro, imboccò il vicolo di San Girolamo portando, come accessorio sul suo volto, un sorriso spensierato ed uno sguardo colmo di felicità. Il suo passo era svelto ma non impaziente e data la postura del suo petto, lasciava percepire sicurezza e prestanza a chi lo osservava attraversare la luce del proprio uscio. Giunto di fronte al numero cinque di quel minuscolo vicoletto, si fermò, e senza esitare troppo pigiò due volte il campanello di casa Campisi attendendo una risposta che giunse quasi istantanea. Dal balcone che lo sovrastava uscì una fanciulla in abito da sera: aveva gli occhi di smeraldo quasi incastonati su un viso dalla pelle bianca come la neve; portava un vestito rosso carico di passione reso ancora più splendente dal candore della sua carnagione. La sua bellezza era simile alla luna quando tramonta sul mare e si colora di rubino. Pochi istanti dopo, il cancello sotto al balcone si aprì e la calma dell’uomo che già si era trasformata in trepidante attesa, svanì in un abbraccio e si dissolse in un bacio.

Giunsero con pochi minuti di ritardo al romantico ristorante in fondo al Corso, la cui balconata si discostava lievemente dall’orizzonte stellato lasciando intravedere i monti in lontananza. La cena, oltremodo deliziosa, si condì di risate, frasi dolci e sguardi intensi, così poderosi da disarmare ogni senso di tristezza presente intorno al loro tavolo. La ragazza sorrideva come una ninfa nel giardino degli dei ed il giovane che le stringeva la mano sembrava Apollo nell’istante che segue l’aurora. In quel momento d’amore così puro il silenzio della banda attirò lo sguardo della clientela, ed il pianista si alzò indicando i due giovani ed annunciando il brano che stavano per eseguire: << Signore e Signori, mi è giunta una richiesta dal tavolo ventitré. Il brano che stiamo per eseguire si intitola “I’ve Got You Under My Skin” del grande maestro Frank Sinatra. Invito dunque la felice coppia ad accompagnare la nostra esibizione con un ballo al centro della pista. Grazie! >>. Lanciando un’occhiata sorridente al suo cavaliere già in piedi e prontamente con la mano tesa verso di lei, la ragazza si alzò e si lasciò guidare verso la musica.

Danzarono stretti, con le mani tremanti. Si lasciarono travolgere dall’emozione di quel momento di romanticismo quasi ostentato. L’uomo fiero e sicuro sembrava urlare dal suo sorriso “La donna più bella del mondo è qui stasera, per ballare con me”, e la sua ospite dal volto timidamente arrossito, aveva l’aria di una principessa nel giorno del gran Gala di corte. Musica e dolci parole, parole d’amore, parole calde, parole travolgenti. Dopo l’ultimo ritornello la banda alleggerì i suoi toni ed il giovane principe si inginocchiò al cospetto della sua dama. Con un gesto intensamente armonioso estrasse un piccolo cofanetto dalla sua tasca sinistra, ed aprendolo rivolto alla sua donna disse: << Vuoi sposarmi? >>.

Silenzio.

L’intera cittadina si fermò per un istante. Il bagliore di un attimo, lo splendore del firmamento, poi la pace. Un sospiro lungo una vita. L’eternità si spalancava agli occhi del mondo lasciando intravedere il paradiso.

Sguardi immobili, sorrisi a mezz’aria, note troncate, grilli silenziosi: attendete ora il lampo che precede l’alba di un nuovo infinito. Persino il freddo vento si placò. Nessun rumore o fruscio di foglie ebbe il coraggio di intromettersi tra quelle parole sospirate a voce tremante.

Ancora silenzio.

Poi, come il mare esplose nell’infrangersi della prima onda, una sillaba quasi urlata, pacatamente misurata si fece strada: << Si! >>.

Improvvisamente la vita deflagrò l’oscurità di quella sera: applausi, sinfonie di note di felicità, addirittura un respiro di brezza calda si presentò al cospetto dei presenti per rinvigorire nel loro animo il fuoco dell’amore. I due giovani si baciarono delicatamente, con cadenza sempre più stretta e gli applausi si confusero con le congratulazioni degli spettatori. Uno spettacolo magnifico si era consumato sotto il loro sguardo e quell’emozione fece sgorgare qualche tenera lacrima dagli occhi delle signore sedute ai tavoli. Il mistero di una promessa ed il desiderio di non tradirla, questa è l’unica vera manifestazione di quell’amore coltivato, costruito, difeso, cresciuto nel tempo che ha preceduto quell’istante meraviglioso.

I due giovani uscirono mano nella mano, e scomparvero dietro il primo angolo di strada, con la certezza nel cuore di trovare il loro futuro insieme, oltre quel vicolo, al di là della notte, oltre l’infinito.

 








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