Matrimonio

25 06 2011

[Romano Battaglia, “Cielo Chiaro”]

Spendi l’ amore a piene mani.

L’ amore è l’ unico tesoro che si moltiplica per divisione,

è l’ unico dono che aumenta più ne sottrai,

è l’ unica impresa nella quale più si spende più si guadagna.

Regalalo, buttalo via, spargilo ai quattro venti,

vuotati le tasche, scuoti il cesto, capovolgi il bicchiere,

e domani ne avrai più di prima.

Chi ama profondamente non invecchia mai

neanche quando ha cent’ anni.

Potrà morire di vecchiaia, ma morirà giovane.

L’amore è l’ ala che solleva l’ anima verso l’ infinito.

L’ amore è il principio di tutte le cose.

Quando si ama non si ha più paura di niente

perchè siamo vicini a Dio.

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Riflettere…

17 06 2011

La vita è una corsa incondizionata di istanti, tra i quali a volte, l’intreccio della nostra storia prende una piega tragicamente diversa dai nostri miseri piani. Ieri notte, verso le 2.00 mi trovavo di fronte ad un locale dove, tra le risate di una semplice serata Karaoke fra amici e due chiacchiere al fresco del chiarore di luna, si è sviluppata una tragedia che continuerà a riecheggiare nella mia memoria per molto, moltissimo tempo. Due giovani, forse di ritorno da un’altra serata altrettanto divertente come la mia, percorrevano in moto Via Gallia sfruttando la spinta della discesa che porta per un breve tratto verso le Terme di Caracalla. Conosco la sensazione: l’aria fresca di una notte di Giugno che filtra senza prepotenza dal casco, le chiacchiere urlate per via del motore rumoroso, le braccia salde sul manubrio ed una lieve ebrezza di vita mista a sonnolenza. Ti godi il momento, cercando di raccogliere i frammenti di ciò che ti è rimasto impresso nella memoria durante le ultime ore di divertimento. Non fai caso al mondo intorno, perché sei distratto dai tuoi pensieri, dalle tue parole, e cerchi di rimanere attento e sicuro mentre porti a termine un compito che sa di routine: tornare a casa. La strada scorre serena e silenziosa, magari ti volti un attimo per guardare la gente che passeggia sul marciapiede, ma non perdi di vista la striscia bianca a tratti che ti accompagna come se fosse una rotaia. Lei portava la moto semplicemente, come di sicuro aveva fatto sempre senza paura o timori, in fondo aveva 37 anni ed una buona dose di maturità naturale. Lui invece da dietro si stringeva a lei forse per affetto o per amore, in fondo, non so nulla di loro o della loro vita, ma erano lì e c’ero anch’io. Un uomo che guida un taxi conosce la strada ed i suoi pericoli, soprattutto se si trova spesso a lavorare in orari poco sicuri, per via dei semafori spenti e dell’oscurità della notte. Concentrazione e sicurezza dal volante, al motore fino al freno. Una frazione di secondo sufficentemente ampia da farci strare dentro tutto, anche il nulla. Un urlo di paura…una brusca sterzata…un colpo netto e stridore di pneumatici…fischio di freni…un’esplosione…ed il silenzio…D’un tratto a terra si trovano la ragazza ed il suo passeggero scagliati con violenza contro la morte. Lo sportello lascia uscire il tassista indenne mentre il suo cliente, shockato e ferito, si volta più volte come se volesse fuggire dal senso stesso di quella tragica realtà. Dal locale illuminato si precipita una folla che oscilla tra curiosità e generosità: c’è chi ferma le macchine in arrivo, chi chiama la polizia, chi l’ambulanza, chi corre a vedere e chi rimane immobile sapendo di non poter fare altro che guardare e sperare, forse pregare. L’uomo a terra ha la gamba sinistra orientata in maniera del tutto innaturale, si capisce facilmente che non tornerà a camminare presto, ma almeno è sveglio, e parla. Nessuno tocca niente se non con le parole, sappiamo tutti che, se non si è dottori o simili, in certi casi bisogna evitare di muovere i malcapitati. Caos ed impazienza però si fanno sentire in maniera maledettamente forte e tutti mostriamo un pò di rabbia per quel tempo che scorre senza poter fare nulla. La donna giace sull’asfalto con il volto nascosto dal taxi. Non si muove, non respira e soprattutto dalla sua posizione si evince che l’impatto le ha portato via molto di più di quanto sia scivolato dal corpo del suo compagno.  Il rottame della moto non lascia intravedere nulla della sua vera natura, è solo un ammasso informe di metallo e plastica accartocciato. Non si può fare altro che aspettare. Tutto è compiuto, ormai.

Mentre riprendo la macchina per dirigermi altrove piomba un silenzio inquietante tra me e la mia passeggera, ognuno col suo fantasma da decifrare. Penso e guido lentamente.

Penso che sarebbe bastato pochissimo per evitare l’accaduto, un semaforo più lento, un ritardo nel salutarsi, una frenata anticipata, un’attenzione più allenata, una strada diversa o una vita meno aleatoria. Tanti fattori sconosciuti e crudeli si sono accordati sul luogo ed il tempo del loro manifestarsi, lasciando all’oscuro ogni altro partecipante al tragico gioco della morte.

Penso ai parenti, agli amici, ai genitori dei due malcapitati, al fulmine che li ha scossi in una notte serena di estate, al dolore, alle lacrime, alla rabbia. Anch’io provo rabbia. Perché? E’ una domanda stupida certo, ma è l’unica che sappia riassumere ogni sensazione di dubbio del mio animo. Un’anima spezzata scuote il senso della vita di chi si trova ad assistere inerme ad avvenimenti così dolorosi e tragici, producendo creste d’onda che invadono ogni silenzioso sguardo di terrore. Tutti coloro che hanno visto hanno perso qualcosa ieri sera, chi una risata, chi un’occasione, chi l’incoscenza, e chi, come me, la parola. Proprio perché non si può esprimere a parole un sentimento così sconosciuto. E’ inutile parlare o commentare. A noi rimane la vita, con i suoi misteri ed i suoi colpi duri e forti. Al tassista rimane il senso di colpa che indipendentemente dalla dinamica accidentale dell’evento, sicuramente lo assillerà a lungo, non perché sia lui il colpevole di questa morte, ma per il fatto di non essere una vittima. Al suo cliente rimane  lo shock e la paura. Al ragazzo le lacrime ed il dolore fisico e non solo. Ma a lei, non resta niente, se non qualche briciola di asfalto sulla pelle fredda ed un gelido sonno eterno.

Riposa in pace, anima sconosciuta, maestra di una lezione che non avrei mai voluto apprendere.

http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/lazio/2011/06/17/visualizza_new.html_816547853.html





Noia d’amore

10 06 2011

Un fastidioso ronzio

tra lenzuola di cristallo.

Vibra scuote e sconvolge gli attimi

per sadico umore

di perfido meccanicismo.

Narcisistiche convinzioni

nel riflesso di una menzogna

camuffata da casuale

incontro di sinapsi

sorde ed addormentate.

Ferisce nell’istante idilliaco

del puro animalesco istinto

dove la paura rimane sommersa

tra istanti di piacere.

Non dirlo,

non perché sia falso

ma perché mutevole per natura

può solo tornare sotto spoglie

di fantasma

a tormentare il ricordo

quando sarà nuovamente

terminato.

Restiamo in silenzio

tra le nostre miserie

di pelle, sudore,

gusto e peccato

a contemplare la maestosa

autentica

incoerenza

della nostra noia

d’amore.





Passeggiata notturna

7 06 2011

Passi lenti, delicati su asfalto duro e secco. Il buio circonda ogni angolo in questa notte d’estate, e chiaramente, rischiando di sembrare scontato, ammetto a me stesso, con discreta convinzione che non esistono più le mezze stagioni. I lampioni sono spenti per qualche oscuro motivo, quasi a voler creare un enigma che distragga la mente dai suoi pensieri mentre un piede con cadenza stretta ricalca le orme dell’altro; un enigma però poco elaborato per accattivare i miei sensi resi pigri dal sonno acerbo che stenta a manifestarsi oggi, come sempre. L’oscurità sporca e vigliacca nasconde allo sguardo la sporcizia del marciapiede e l’odore della sera viene interrotto a tratti dal rombo di motori intrepidi che sfrecciano sulle strade. Qualche faro illumina fugacemente le auto parcheggiate, i portoni ed i cancelli mentre la luce divora con astuzia e parsimonia piccoli stracci di città ricuciti alla buona su tessuti di mattoni e calce, prima di scomparire di nuovo sotto il tetro velo della notte. Silenzio e caos, attendono un cenno del mio spirito per scatenare la loro ira. Una signora forse lievemente attempata accompagna un cane sui prati del viale distogliendo lo sguardo dalla scomoda e lurida verità del suo animale, che approfitta della distrazione di quel momento per segnare il suo territorio usurpato dal candore delle nubi rese viola dai riflessi del mondo. Qualche pozzanghera si increspa col vento. Io respiro quel calore solitario reso meno puro da immondizie peccaminose di lucide sensazioni e scavo nel profondo dei miei vizi per cercare una strada che strappi il lenzuolo nero della mia colpa. Non sono forse solo in questo momento? e allora perché mi sento osservato? qualche finestra è ancora illuminata nonostante l’ora, ma nessuno scruta la strada, c’è già abbastanza lavoro per gli occhi nelle magiche scatole televisive tra un lampo, un colore aspro ed un tuono. Continuo a camminare, arrancando su gradini di quiete spettrale e fumo grigio. Cammino senza meta, cammino a testa alta, cammino, e penso. Penso che ci sia un senso dietro questi silenzi, o almeno credo che qualcuno lo conosca, ma non io perciò meglio andare avanti, senza voltarsi. Vorrei guardare le stelle ma le hanno già rubate queste mura di case accatastate ed appartamenti lussuosi, uffici e negozi. D’un tratto scorgo la mia immagine oltre un vetro nascosto da una serranda, e mi fermo a guardare negli occhi quella figura un pò malinconica che ciondola aspettando la sua verità. La verità è che sono io la spia di me stesso, e con narcisistica premeditazione scruto l’orizzonte frastagliato del mio quartiere, cercando a mia volta il senso di questa mia passeggiata notturna. Attendo, paziente e attonito. Infine mi volto e riprendo la strada che tra luci sporadiche e lampi lontani si colora di nulla per poi riportarmi a casa. Il mio nulla, la mia casa, il mio specchio.





Senso

6 06 2011

Nella mia mente

i tuoi occhi.

Tra le mie mani

i tuoi fianchi.

Sui miei sospiri

le tue carezze.

Scusa, hai detto qualcosa?

Non ho potuto ascoltarti

ero troppo impegnato

a sentirti.





Addio…

3 06 2011

Il cielo ha una stella in più questa notte…

un angelo che si allontana per prendere dimora nel ricordo e nel cuore di chi ha potuto gustare la luce della sua vita…

addio dolce signora ci siamo noi qui, a prenderci cura del tuo silenzioso messaggio d’amore…

restiamo noi, anime imperfette e confuse, a sussurrare al vento il tuo nome, perché non si perda nel soffio di un attimo di dolore…

Grazie per sempre…

Ciao Maria!








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