Profughi

22 02 2011

Stipati, ammucchiati come foglie d’autunno

in strade solitarie

stretti nel gelo di un mare infuriato.

Uniformi di povertà

su corpi deboli

infreddoliti, affamati

persi.

Onde d’ira percuotono il natante

e nel cuore la speranza

lascia spazio

alla paura.

Dove finiscono i giorni sereni

di una famiglia lontana?

Dove inizia la fuga

verso ciò che brilla

come oro diamante

nel buio di una notte senza stelle?

Solo un colpo di sguardo

verso ciò che si abbandona

e ancora speranza, impazienza

verso ciò che ci attende.

Un lembo di terra lontano

colora il ricordo:

sull’altra riva luci di accoglienza.

Questo coraggio sprezzante del dolore

navigando senza forza

gonfia le sue vele

alla volta di un futuro diverso.

Siamo noi

derelitti morti in terra natia

e ci spingiamo assuefatti al sogno

oltre i confini di un mondo

che non ci vuole.

Questa traversata

così disperata e folle

sembra non finire mai

mentre l’orizzonte si copre

tra foschie

di mare bugiardo.

Circondati da scure acque

ci lanciamo assetati

sbracciando nell’oblio

del nostro desiderio.

Che sia questa la riva giusta…

 

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Una margherita rossa

20 02 2011

Mi chiamo Asiya e ho da poco compiuto vent’anni. Oggi è solo un altro luminoso giorno nella mia gloriosa città antica e come ogni giorno sono seduta alla mia piccola scrivania arrangiata sotto il davanzale della camera da letto. C’è molta luce fuori e dalla finestra socchiusa lascio entrare un po’ di quel calore che il mondo ci invidia senza sapere quanto costi all’anima afflitta del mio popolo. Con molti sacrifici i miei genitori sono riusciti a pagarmi gli studi alla facoltà di medicina ed io, per non deluderli, passo le ore immersa nei libri navigando tra principi di anatomia e saggi sulla chirurgia. Sin da piccola ho sempre avuto il desiderio di portare il mio aiuto a chi non può aiutarsi da solo, cercando in ogni momento di essere utile, presente, comprensiva. Forse non a caso mi hanno affidato questo nome, perché il suo significato oggi sembra più che mai una vocazione piuttosto che una semplice connotazione anagrafica: Asiya, “Colei che solleva i deboli”. Ho molti amici che studiano con me, persone affidabili, ponderate e piene di speranza. Da una settimana ormai non ci incontriamo più nella biblioteca universitaria, ci sono troppe guardie che ci osservano e ci sentiamo un po’ in imbarazzo; così abbiamo scelto di vederci a rotazione nelle nostre case, oggi è il turno di Amid ed io aspetto che Ghada e Fahmi bussino alla porta per farmi compagnia durante il tragitto. Ghada è una ragazza dolcissima, amante della buona musica e della buona cucina. Fahmi…beh Fahmi è bellissimo, con due occhi profondi che scavano nell’anima di chi ci si perde, un corpo agile e muscoloso, ed un viso capace di eclissare anche il sole più splendente. Chissà se ha mai pensato a me come io penso a lui, per certe cose non servono parole, basta uno sguardo, ed io spero di incrociarlo presto quello sguardo. Ghada studia Letteratura, mentre Fahmi si sta per laureare in ingegneria meccanica. Dovevamo vederci verso le undici ma Ghada avrà tardato come sempre nel prepararsi per essere sufficientemente bella al fianco di Fahmi e non sfigurare agli occhi di suo padre; certo se perdesse qualche chilo magari Fahmi potrebbe farci un pensierino ma per il momento si accontenta di una solida amicizia…io invece no…Finalmente il suono tanto atteso: nocche che si scontrano con virilità sul legno della mia porta mi inducono a pensare alle sue mani, ma non ho tempo per chiudermi nel mondo dei sogni, devo aprire. <<Ciao Fahmi!…dove hai lasciato Ghada?>> prontamente risponde al mio saluto con una specie di inchino teatrale e dice <<Ghada ci raggiunge più tardi, aveva da fare…aspetta, tanto tra poco lo vedrai.>>. Curiosità ed impazienza mi costringono a chiedere <<Cos’è, una sorpresa?>> Ma Fahmi da bravo gentleman ribadisce << tra poco vedrai, non avere fretta, sono sicuro che ti piacerà.>>. Presa la borsa con dentro i miei libri mi lancio tra i gradini del palazzo seguendo Fahmi con il mio sguardo da sognatrice.

Per la strada c’è molto movimento, più del solito. La bottega del palazzo di fronte a noi è stranamente chiusa: il vecchio Dhakir non chiude quasi mai, ma oggi la porta è serrata e le luci della vetrina sono spente. Meglio non farsi troppe domande, ora siamo soli, io e Fahmi. Girando l’angolo incrociamo un gruppo di ragazzi, forse conoscenti di Fahmi, che ci salutano con un sorriso; forse cercano di fargli notare la fortuna che ha avuto nel farsi trovare a spasso con una ragazza, meglio chiudere l’imbarazzo abbassando lo sguardo, altrimenti rischio di arrossire. Pochi metri più in là, dietro un piccolo assembramento di gente scorgo la figura massiccia di Ghada. In poco tempo mi rendo conto che questa non sarà una giornata di studio come le altre: “Libertà, senza compromessi!” recita lo striscione stretto fra le mani di quei ragazzi. Fahmi si gira verso di me e con la tenerezza più disarmante che il mio intelletto abbia mai percepito mi dice: <<Oggi, è il momento che aspettavamo da tanto, andiamo a farci sentire.>>. Un misto di agitazione, e carica emotiva scuotono rapidamente il mio animo tanto da farmi avvertire attraverso la schiena un brivido rapido ed intenso. Una rivoluzione? Qui? Proprio oggi? deve essere un segno: E’ il segno che tutti aspettavamo. Senza indugio mi unisco alle file del piccolo corteo che rapidamente, passando tra le vie affollate si riempie di giovani ragazzi e ragazze, forse studenti come noi o semplicemente curiosi rapiti dal nostro bisogno di libertà. Urliamo slogan arrangiati sul momento e tutto si colora di persone, volti, voci, emozioni: siamo sempre di più ed io mi diverto come non mai. Davanti a noi si apre ,sotto il sole, la piazza principale della nostra città ed è già colma di ragazzi che urlano, ballano, saltano chiedendo al cielo qualcosa che secondo la nostra mentalità radicata nei secoli, potrebbe significare pazzia, delirio o banale dissidenza. La mia voce si unisce a quella di Fahmi e di Ghada innalzando vibrazioni uniche ed intense. Sembra davvero incredibile che stia succedendo, ma evidentemente il tempo è maturo. Da una delle vie più grandi si intravedono poliziotti schierati in fila, con gli scudi rivolti verso di noi. Probabilmente non agiscono perché in fondo non stiamo facendo nulla di male, stiamo solo manifestando le nostre idee liberamente: paradossale! Ah se mi vedesse mia madre…Fahmi è ancora più affascinante del solito e la sua voce che grida un po’ mi eccita. Saltando insieme agli altri le nostre mani si stringono: questa è la felicità di cui ci hanno sempre parlato? spero di si, perché cascasse il mondo, io me la tengo stretta. Tutto è così bello, luminoso, allegro, sembro una bambina il giorno del suo compleanno. Vorrei vivere questo istante per sempre, colmando l’eternità con tutti i sogni urlati da chi mi sta intorno, togliendo la rabbia, il rancore e l’odio per far passare solo questo immenso amore e questa inconsueta voglia di libertà.

Vogliamo di più, e tutti ce lo meritiamo…

Un boato improvviso taglia l’aria ed una nube di fumo ci circonda. Altri boati e scoppi rapidi e fulminei illuminano il grigiore della piazza che poco fa era solo piena di sole e speranza. Dagli slogan si passa alle urla, quelle vere, quelle che fanno paura. La folla spinge da tutti i lati e respiro a stento. Un inferno rumoroso e caotico riempie l’enorme piazzale che tra spinte, e lanci di oggetti si trasforma in un immenso campo di battaglia. Qualcuno risponde ai boati tirando bottiglie e mattoni, altri cadono a terra insanguinati, forse perché colpiti dalla foga di qualche squilibrato. Ho paura, troppa…<<Fahmi! dove sei?>> tra le lacrime sforzo la mia gola sperando di poter riconoscere quella voce tanto calda e sicura, in quel momento di pura follia. Una mano forte afferra il mio braccio e mi tira via. E’ lui, il mio amico, il mio eroe, il mio amore. Corriamo senza voltarci per paura di ciò che potremmo vedere. Intanto ai bordi delle strade qualcuno zoppica, altri si coprono le ferite gridando aiuto, piangendo e cadendo. Vorrei solo fermarmi e piangere insieme a loro…ma Fahmi mi incita a continuare, e lui ha sempre ragione. Finalmente ci fermiamo in un vicolo poco frequentato e riprendiamo fiato. <<Sono pazzi, hanno aperto il fuoco senza ragione! questi sono pazzi, completamente pazzi! tu stai bene?>> il mio viso bagnato dalle lacrime vale più di qualunque risposta e senza attendere le mie parole Fahmi mi prende tra le sue braccia dicendo, <<non ti preoccupare, ci penso io a te!>>. Un istante lungo una vita, e in quell’immenso trambusto riconosco quello sguardo nei suoi occhi, quello che desideravo, quello in cui speravo: perché proprio ora? <<vorrei dirti tante cose, meglio andarcene da qui, fuggiamo insieme, ti prego! ti…>>

Un colpo netto, e Fahmi si accascia rovinosamente a terra. Tra le mie mani il suo sangue, rosso come il fuoco. Continua a sanguinare dal collo ansimando avidamente per rubare tutta l’aria intorno mentre io lo guardo negli occhi: spaventata. Pochi secondi e la vita scivola tra le mie mani portandosi via quello sguardo profondo di cui mi sono innamorata. <<Fahmi! Fahmi!>> ma gridare non serve, ormai è finita. Solo le lacrime rimangono. Dalla strada mi raggiunge correndo Ghada mi strappa dal corpo del mio principe e mi trascina via, cercando di non farmi svenire. Perché non siamo andati da Amid a studiare? Perché abbiamo dovuto sfidare la sorte cercando di strappare una libertà che nessuno desidera concederci? Perché Fahmi?

Dovrei riprendere il coraggio e tornare a lottare, spingere contro le angherie di quei pazzi dal grilletto facile, urlare fino alla fine, ma sono solo una ragazza di vent’anni, e sono spaventata da tutto questo. Come me ci sono tante persone, che hanno visto la speranza il cambiamento la felicità, ma stanno correndo a casa con il sangue tra le mani e la paura negli occhi. Sto piangendo è vero ma non voglio dimenticare, perché mentre conquistavamo la libertà io ho perso la felicità e l’odio che provo, non sarà disperso in vano. E’ il momento di essere forte ora più che mai! E’ il momento di lottare, ed io non mi tirerò indietro, Fahmi avrebbe fatto lo stesso. E’ il momento di alzare la voce e gridare al mondo che anche noi esistiamo, che anche noi abbiamo diritto ad essere liberi. E’ il momento di puntare i piedi, voltarsi e riprendere a correre incontro a loro, perché possono colpirci con ogni arma, ma non possono fermare le nostre anime. <<Ghada, vai tu, io torno a difendere ciò per cui Fahmi ha dato la vita: la libertà!>>.





Silenziosi rumori d’anima

16 02 2011

Non lo senti anche tu il rumore del mare?

Ci accompagna dolcemente

sussurrando da lontano

quelle parole che il tempo

ha scolpito nei ricordi.

Non senti anche tu il battito del mio cuore?

Cauto e paziente segna il ritmo del tuo sospiro

ed io mi abbandono al flebile sussulto

che genera amore

tra i miei pensieri confusi.

Non avverti sulla pelle le mie carezze distanti?

Nella notte del tuo sognare

disegnano oltre il tuo cielo

quel viso sepolto tra istanti accatastati

dal dimenticare.

Non percepisci nella tua solitudine il mio silenzio?

Un grido costante ancora forte

che vibra di note soffici

come il canto di un violino

o la fluida melodia

di un pianoforte.

Non ascolti le parole della mia anima?

Io ascolto

ed avverto solo

un imbarazzante

nonché infantile

sentimento

di redenzione.

Ascolta ora il momento della quiete:

non v’è tempesta nei pressi di questo luogo

dove sfolgorio di saette

o percussione di tuono

possano distrarre il mio sguardo

dalla tua ombra.

Ascolta…





Conosco delle barche – Jacques Brel

11 02 2011


Conosco delle barche

che restano nel porto per paura

che le correnti le trascinino via con troppa violenza.

Conosco delle barche che arrugginiscono in porto

per non aver mai rischiato una vela fuori.

Conosco delle barche che si dimenticano di partire

hanno paura del mare a furia di invecchiare

e le onde non le hanno mai portate altrove,

il loro viaggio è finito ancora prima di iniziare.

Conosco delle barche talmente incatenate

che hanno disimparato come liberarsi.

Conosco delle barche che restano ad ondeggiare

per essere veramente sicure di non capovolgersi.

Conosco delle barche che vanno in gruppo

ad affrontare il vento forte al di là della paura.

Conosco delle barche che si graffiano un po’

sulle rotte dell’oceano ove le porta il loro gioco.

Conosco delle barche

che non hanno mai smesso di uscire una volta ancora,

ogni giorno della loro vita

e che non hanno paura a volte di lanciarsi

fianco a fianco in avanti a rischio di affondare.

Conosco delle barche

che tornano in porto lacerate dappertutto,

ma più coraggiose e più forti.

Conosco delle barche straboccanti di sole

perché hanno condiviso anni meravigliosi.

Conosco delle barche

che tornano sempre quando hanno navigato.

Fino al loro ultimo giorno,

e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti

perché hanno un cuore a misura di oceano.

 

Jacques Brel





Quando la pazzia prende il sopravvento

10 02 2011

Certe canzoni a volte sembrano perseguitarti. Non è possibile che tre radio differenti, canali tv, link improbabili su youtube, brani scelti da playlist random su iTunes e vari social network ti ripropongano “casualmente” la stessa canzone quasi a volerti dire qualcosa che non comprendi, qualcosa che va oltre un semplice click. Dov’è il nesso? Dopotutto è una canzone ormai stagionata, bella certo, ma di sicuro non in vetta alle classifiche da anni. Che ci sia un senso dietro tutto questo? Proviamo a ragionarci tenendo in mano ben stretto un abusato rasoio di Occam, tanto per farsi un’idea semplice ma esaustiva. Magari è in vendita da poco una nuova raccolta di canzoni oppure un concerto imminente o addirittura una apparizione tv in qualche programma dall’indice di ascolto alto. Tutte tesi degne di attenzione, ma chiedendo in lungo e in largo all’onnisciente Google non se ne cava un ragno dal buco. Entriamo allora nel magico mondo dei segnali subliminali inviati da qualche essere metafisico: La canzone ripete fino alla nausea “Sei Grande”. E’ rivolta a me questa esclamazione? Non credo proprio, certo non sono un assassino o un ladro e nemmeno un politico per carità, diciamo che sono normale, con i miei errori, le mie paure, le mie gioie, i miei impegni, insomma un essere umano come tanti, né più, né meno. E’ rivolta a qualcuno che condivide con me una porzione di vita? E’ una canzone d’amore, senza dubbio ci sarà qualcuno a cui rivolgere queste parole ma sembra un messaggio troppo dispersivo per essere indirizzato ad un unico volto che, al momento, non ha nemmeno un profilo abbozzato nella mia vita. Allora cosa vuol dire? Torniamo sulla tesi d’amore. Se è rivolta a me vuol dire che c’è un’anima da qualche parte in questo immenso universo che potrebbe, in linea teorica, voler condividere con me un certo sentimento. E’ vero anche però che trovare persone così non è impresa facile, esiste l’anima gemella ma giusto 4-5 fortunati al mondo riescono a trovarla. “Ti odio e poi ti amo”, “C’è di buono che al momento giusto tu sai diventare un altro”, ” Sei peggio di un bambino capriccioso, la vuoi sempre vinta tu”. Che vuol dire? E poi tutti quei discorsi sulle amiche che non hanno problemi, sulla loro vita “tutta lì”, è decisamente una canzone femminile. Dunque affermando per ipotesi che ci sia qualcosa che agisce da messaggero tra me ed un’anima “x”, e questo messaggero sappia fare bene il suo lavoro ma non abbastanza da specificare in calce sul messaggio il mittente, rimane da capire il motivo della scelta del tempo e dei luoghi del recapito del suddetto messaggio. Sul tempo la facciamo semplice, si avvicina San Valentino ed una canzone d’amore è sempre preferibile ad un pezzo Heavy Metal dai toni cupi e violenti. I luoghi: un luogo dipende solo dalla sua connotazione fisica oppure è frutto della percezione di chi lo vive? Definire “luogo” un contesto virtuale forse è un azzardo ma mi aiuta a capire meglio che di fatto la sua definizione dipende da come io lo percepisco come tale. I miei luoghi anche se condivisi rimangono differenti dalla concezione degli stessi da parte di chiunque altro. A questo punto rimane solo il significato del messaggio che purtroppo però rimane celato dietro pensieri, ed elucubrazioni mentali volte a distrarre la mia attenzione dai vari impegni che mi circondano. La risposta forse non arriverà mai. Passerà anche questo, e dopo la cinquantesima volta che mi si ripresenterà di nuovo quel motivetto ormai conservato a vita nella memoria, semplicemente dirò “Che strano…”. In realtà questo piccolo ragionamento è soltanto un giro di pensieri derivante dalla mia intrinseca necessità di carpire segni dal mondo che mi circonda, senza fermarmi alle apparenze ma scavando in fondo cercando di far combaciare i vari pezzi per costruire una soluzione completa ai miei auto-enigmi. Probabilmente la mia natura da sognatore mi spinge oltre, ma prima di farmi male col mio stesso cervello mi fermo qui, dove il dubbio lascia spazio al sogno senza addentrarmi in logiche sconnesse di intrepide fantasie. Meglio imparare a dire a se stessi, che è un caso fortuito derivato da fattori incomprensibili ma ignorabili. E’ un semplice caso, tutto qui. Ma avevo bisogno di chiarirmi le idee e scrivendo mi viene abbastanza bene.

Piuttosto se hai letto fino a qui, che problema hai? Io mi faccio i castelli con tanto di fossato e torri di vedetta, ma tu hai avuto la pazienza di seguire questi ragionamenti fino alla fine, senza fermarti o riflettere. Forse siamo pazzi, o forse io lo sono e tu stai per ricoverarmi, ma di sicuro ti meriti un premio per il coraggio e la dedizione della tua lettura e quindi ti dedico questa canzone tagliando nettamente tutti i fronzoli amorosi lasciando risuonare soltanto il ritornello per dirti che anche tu, a modo tuo, sai essere Grande!





Immaturità, t’avessi preso prima…

9 02 2011

E poi succede così, per caso ti ritrovi a guardare una commedia e a riconoscere il tuo profilo oltre lo schermo pieno di immagini. Gli anni passano e col tempo finisci per distrarti, nei ricordi, nei rancori, nei rimpianti. Domande, risposte arrangiate alla buona, una vita apparecchiata sulla tua congenita mediocrità. Potessi tornare indietro ad uno qualunque di quei momenti per viverli con la mia nuova coscienza, forse saprei trovare le risposte con più facilità e assaporerei meglio ogni istante senza riempire i vuoti con la speranza di un futuro sempre più vicino ma mai realmente raggiungibile. “Maturità, t’avessi preso prima” cantavamo; e adesso? ora non lo so, soltanto capisci che in realtà la maturità non esiste. E’ un’invenzione di chi ti concede il lusso di crederci finché non ti accorgi da solo che non avresti mai voluto averla, la maturità. Se avessi agito in questo modo…Se avessi usato queste parole…Se non mi fossi lasciato cambiare da chi mi diceva che non ero adatto…Se mi fossi comportato così…Se non fossi rimasto a casa quella sera…Se avessi dato quel bacio…Ma la vita non è fatta di “Se” e di Ma”. La vita è solo “Adesso” e prima che tu possa capire cosa sta succedendo, quell’istante in cui potresti davvero essere te stesso per sempre, è già volato via. Non perdere tempo a rincorrerlo perché maturità è sapere che questo momento, tu, non lo rivivrai mai più. Vorresti solo avere una seconda occasione per dire quello che non avresti mai pensato di dire, per provare quelle emozioni che rincorrevi altrove, per essere vivo. Nessuno ti concede una seconda chance, nessuno. Wilde diceva, “essere immaturi, significa essere perfetti”. Allora dov’è lo splendore e la bellezza dell’eterno mutare, invecchiare, crescere? C’è chi passa la vita a rincorrere se stesso senza accorgersi purtroppo che quella persona giace abbandonata nel passato, quando nella fretta di essere grandi si commettono errori architettati dall’ambizione di un mondo che non ci appartiene. Quante occasioni sprecate, troppe. Forse si tratta solo di capire che essere grandi non vuol dire non avere rimpianti ma averne addirittura troppi, più dei sogni, delle speranze, dei desideri. Ecco perché non voglio crescere, crescete voi che avete la chiave, che conoscete il senso delle vostre azioni, che sapete esattamente cosa giace nei vostri pensieri più nascosti. Io mi accontento della mia spensierata felicità e me la tengo stretta proprio vicino al cuore, tra l’amore che provo e quello che ho perso. Non è l’età che porta la saggezza, e nemmeno l’esperienza, ma la coscienza di se stessi, sapersi riconoscere in un riflesso senza chiedersi tra una ruga ed una smagliatura dove sia finita quella persona che tanto rinnegavamo. La maturità è in un sorriso non in una lacrima soffocata, in un abbraccio sincero non in una fredda stretta di mano, in una parola detta con franchezza non in una menzogna costruita ad arte, nel fare l’amore non semplice sesso. Ma tutti commettiamo errori perché ci inganniamo da soli, ci riempiamo la testa di pensieri troppo complicati per non accorgerci che a volte siamo solo un pò immaturi. E allora non è nell’esito dell’ennesima prova che risiede la tua maturità, ma in ogni istante in cui ti accorgi per davvero di lasciarti vivere nella tua splendida, unica, insostituibile immaturità.





En tus besos

8 02 2011

En tus besos los ángeles vuelan.

En tus besos la aurora se despierta del sueño de una noche.

En tus besos aprovecho las flores de tu falta.

En tus besos deseo la vida a un paso del cielo de mi amor.

En tus besos he nacido como nueva alma, cándida sin la mancha de mi dolor.

En tus besos lirio, rosa y jazmín.

En tus besos tú y yo en el silencio de un deseo melódico

como la música que escucho cuando

tu mirada me llama

en la noche de nuestra pasión.

En tus besos Soy

y no podría ser más sin tus besos

profundos

como el mar de nuestra alma.








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