Dalla mia finestra aperta

31 01 2011

Per un attimo dalla mia finestra

è entrato in volo un ricordo lontano.

Dove vaghi in questo tempo freddo?

Sei solo un retaggio fastidioso

od una malinconica memoria?

Ma è tardi per domandare

si è già dissolto

nel calore di questa stanza

vuota

e a me rimane solo la scia

del suo profumo.

Figlio di un pensiero distante

come l’anima che ti ha generato:

distratto

palpitante

immaturo, io

ricordo.

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Il pianto di un violino

29 01 2011

Maestro!

Fermi la sua musica

mi provoca fastidio.

Non sarebbe meglio

abbandonarsi

al rumore del silenzio?

Presto

non lasciamo sfuggire

quest’aria quieta

perché d’inquietudine

colmiamo ogni minuto.

Non sente ora?

Questa è la melodia che cercavo:

il mio nulla

accompagnato dal suo vuoto.

Sublime!





Riflesso

29 01 2011

Come posso spiegarmi meglio:

non c’è modo di capire

alcune cose rimangono

sospese.

Non c’è modo di capire

è inutile sforzarsi.

Lascia correre

e tutto tornerà alla normalità:

ingenuo specchio.





Ricerca

24 01 2011

Tra strade tortuose di malinconica fragilità

ritrovo la mia casa ancora profumata

di rose e spezie remote.

Un paradiso immacolato nascosto tra le vergini foreste

del mio pensiero

circondato dagli spazi dell’eternità.

Vago alla ricerca del mio riflesso

dove il mare non è, se non sono in esso le onde stesse

ed il cielo non esiste, se non è solcato dalle sue nubi.

Molti si specchiano dove l’opaco senso di appartenenza

scioglie i legami con il profondo viversi.

Io cerco solo melodie lontane nascoste in terre

dove non vige altra legge

se non quella del cuore.





Mostri

19 01 2011

Affascinanti e meschini

sono i mostri della realtà.

Si nascondono nell’apparenza

di verità contorte

serbando rancore e odio

presagendo disgrazie.

Striscianti come serpi avviluppate all’anima

mordono, frustano e lacerano

ogni lembo di umana bontà.

Sono bellissimi al primo sguardo:

trasudano speranza e felicità

lasciando intravedere un sentimento nascosto

che richiama carità ed attenzione.

Mentono come rei condannati a morte

implorando e supplicando grazie

che non meritano

nell’eterno contrappasso

nella pena del loro dolore.

Si insinuano nel pensiero delle loro vittime

annebbiando i sospiri tra menzogna e falsità.

Maestri d’inganno ed ipocrisia

esperti nella dura arte del massacro.

Non meritano altro che il loro stesso inferno

costantemente riempito di vuoti.

Sprezzanti del pericoloso gioco d’amore

seducono inevitabilmente anime ingenue

figlie di un passato che non conoscono.

Sono orribili nel loro essere:

sembianze d’angeli con ali di gesso

vesti candide macchiate d’ignavia.

Un solo colpo del loro flagello

smembra ogni istante del presente

cancellando il futuro con rabbia.

D’un alito di rose condiscono le loro parole

bugiarde

appestando l’aria ad un passo dall’oblio.

Incatenati ai loro olocausti

aprono ferite insanabili

consumando chi per disgrazia

li reclama come pioggia

su un terreno arido.

Non meritano compassione né affetto

perché il loro inganno attira altri mostri

più sconvolgenti e terribili

senza lasciar loro la forza per affrontarli.

Si crogiolano nei loro errori viziati dalla stessa fame

che non possono saziare per mancanza di umanità.

Costantemente illusi dalla loro infelicità

accatastano trofei nel loro sporco animo

rendendosi fieri della loro immonda bramosia.

Lungi da me il pensiero di una speranza

perché ormai ho imparato ad odiare

come è consuetudine per ogni sacrificio

divorato.

Attirando ogni disgrazia si accorgeranno ormai tardi

di ciò che hanno confuso con la vita

ed allora saranno paghi del loro pesante fardello

stanchi di esistere.

L’eterno disegno di cui siamo tratti inconsci

risponderà a favore di chi conserva in sé la vita

a differenza di questi mostri

che bruceranno nel loro stesso rancore.





Fotografie

11 01 2011

Fuori è ancora buio, ma il mattino già si intravede in lontananza attraverso quei piccoli spiragli tra le persiane. C’è odore di casa intorno a noi, la nostra casa. Ti guardo mentre sospiri dormendo su un fianco, e come sempre mi stupisco della tua bellezza. La stanza si illumina lentamente lasciando prendere vita a quel colore così gioioso che hai scelto per le pareti: giallo come il sole. Ti è sempre piaciuto il giallo, anche prima di quella sera ormai lontana nel tempo, in cui ti regalai quel girasole un pò secco, ma pieno di speranza. I tuoi occhi sfavillanti quasi commossi sorridevano con amore e tenerezza: sembravi una bambina.

I vicini si sono svegliati presto come ogni mattina, e come ogni mattina attendo che tu riapra gli occhi con quella smorfia un pò turbata dal loro trafficare rumoroso. Nell’attesa mi godo questo momento lasciando che il mio sguardo si posi delicatamente sulle fotografie appese nella nostra stanza.

Proprio vicino al mio comodino, il nostro mare se ne sta immobile, immortalato in quello scatto un pò sfocato forse poco elaborato che tanto ti emoziona ogni volta che lo guardi. In primo piano ci siamo noi due, abbracciati e stretti in un bacio pieno di passione. Io avevo in testa quel buffo cappello che mi avevi regalato durante il nostro primo viaggio insieme. Sembra ancora ieri: il trauma della valigia, la tua ansia per i biglietti ed il mio sorriso tragicomico impegnato nell’arduo tentativo di tranquillizzarti; in fondo mancavano ancora dieci ore al volo. Tu controllavi continuamente tutti i documenti, ed io allora ti presi per mano e ti dissi per l’ennesima volta: <<Ti amo!>>. Poi, tra baci intensi abbiamo fatto l’amore, proprio su questo letto, ed è stato bellissimo. Il nostro mare: spumeggiante, fresco e così stupendamente romantico. Non era un posto da pubblicità o da documentario, ma era nostro, e questo ci bastava.

Poco più in là, vicino alla finestra, un piccolo quadretto senza vetro racchiude il tuo volto sorridente. Quella foto l’avevo scattata qui, il giorno che ci siamo trasferiti. Erano le sei ed il sole si apprestava a tramontare oltre il profilo della città. Un raggio carico d’autunno scelse la nostra piccola finestra per salutare la sua partenza ed il nostro arrivo. Per qualche minuto sei rimasta a contemplare quello spettacolo con i gomiti sul davanzale, la testa china e quel tuo sguardo da angelo pensieroso, un pò malinconico. Ebbi il tempo necessario per prendere la mia Nikon: volevo immortalarti nella tua bellezza naturale, senza pose o teatralità, così come sei ancora; ma la mia goffa fretta mi fece urtare col piede una scatola da trasloco poggiata di fronte a me. Il mio dito era già pronto per lo scatto e tu girandoti mi hai regalato questa bellissima immagine che ogni mattina mi rapisce, mentre riapro il nostro spazio all’aria del giorno. Tra poco succederà di nuovo, e fremo per quel gesto forse dettato dall’abitudine, ma incredibilmente carico di amore. Ti amo, te l’ho già detto oggi? forse tra i miei sogni che nonostante il tempo passato insieme si colorano ancora della tua magnifica presenza.

E’ ancora presto ed un tuo sospiro un pò più lungo degli altri spinge il mio sguardo verso di te. Oltre il tuo splendido profilo riesco a scorgere nella penombra la foto del nostro matrimonio, attaccata senza cornici su quella parete in un gesto frettoloso poche ore dopo le nozze. La cerimonia fu commovente anche se quel sacerdote non parlava molto bene la nostra lingua. Il tuo abito non era come quello che si vede nei film, bianco, candido ed immacolato ma era ricco di colori, molto sfumati ma diverso dal solito. Mi hai sempre detto che avresti voluto un matrimonio speciale e così, oltre all’abito, invece della classica marcia nuziale feci suonare la nostra canzone al momento dell’ingresso, dando fuoco alla miccia della tua commozione già trattenuta a stento. Alle tue lacrime si aggiunsero le mie, ed insieme passammo quasi dieci minuti a guardarci prima di recuperare la nostra attenzione alle parole difettate di quel sacerdote. Dio quanto era bello il colore dei tuoi occhi. Completava il mosaico di colori che ti circondava, rendendoti la più bella creatura mai vista su questa terra.

Verso la porta, ancora più immerso nell’oscurità di questo mattino, c’è un altro nostro bacio, ma al di là della bellissima immagine, il mio sguardo si concentra sui bordi della cornice. Scheggiata e rovinata su più lati, mi costringe a ricordare quella notte terribile in cui, dopo un doloroso litigio, decidesti di andartene per non tornare più. L’ennesima delusione della vita ci aveva trafitto il cuore, e in un gesto di pura follia ci siamo lasciati odiare. Così traviati dalla paura ci siamo detti parole tremende versando lacrime amare su tutto ciò che con forza avevamo costruito. Era la fine. Sbattendo la porta quel piccolo quadretto era caduto in terra lasciando volare qualche scheggia in giro per la stanza, sembrava il mio cuore. Lo raccolsi, lo guardai per un attimo asciugandomi le lacrime e lo lanciai via, verso un’altra parete che inerme ne accolse lo schianto. Fu una notte tremenda, senza sonno e senza pace. Ma l’amore trova sempre la strada del ritorno ed il mattino seguente mi vestii in fretta lanciandomi con forza verso la maniglia della porta col desiderio di correre da te e ripeterti ancora “Ti amo!”. Ciò che accade dopo fu incredibile: non ebbi il tempo di uscire che tu eri già con le chiavi in mano pronta a rientrare nella nostra casa, e nella nostra vita. Ci guardammo a lungo poi con una sincronia degna della più virtuosa filarmonica del mondo, ci siamo detti << Scusa! >>. Stretti in quell’abbraccio lasciammo cadere ogni rancore perché in fondo sapevamo, che nulla poteva permettersi di separarci. Nulla, mai.

Nel sorridere al pensiero di quel ricordo, mi lascio sfuggire un piccolo gemito che le tue orecchie assorbono, interpretandolo come una sveglia. Voltandoti lentamente, sotto il profilo delle lenzuola qualche raggio impertinente illumina la tua pancia, gonfia del nostro amore. Il nostro piccolo bambino cresce tra di noi, ed io non sono mai stato così felice come in questo momento. Dopo ogni sacrificio, ogni lotta, ogni istante vissuto nel nostro tempo, mi accorgo di quanto in realtà tutto ciò che poteva delinearsi come un rimpianto o un dolore, si è manifestato come una grande occasione per dirigere i nostri passi verso questa vita splendida ed unica. Mi guardi con gli occhi ancora carichi di sonno ed allunghi la tua mano per accarezzarmi, poi semplicemente mi dici : << buongiorno, amore mio! >>. Mi chino verso il tuo viso per baciarti e per dirti quelle semplici parole che conosci già.

Abbiamo costruito la nostra vita, con pazienza e amore, senza troppe pretese. Non conosciamo come si svilupperà questo futuro carico di incertezze, ma sicuramente posso dedicarti tutta la mia speranza e la mia fiducia, perché in fondo, tutto ciò che ci serve è continuare ad amarci. Te lo ripeto da sempre, l’importante siamo noi, il resto è solo altro.





Sembrarsi

10 01 2011

 

Non aspettarmi

sono solo io.

Se senti pulsare il mio cuore

ferma il sangue prima che sparisca

ogni luce dal tuo sguardo.

Al tuo risveglio domani

corri col pensiero al primo dolce ricordo

che hai di me

ed io apparirò senza maschera alcuna

in un sogno infinito.

Difendimi dal tempo che muore

perché io viva

tra i tuoi desideri.

Assapora la notte nel suo tramonto

con il gusto che contraddistingue

il tuo immenso sapore di amore.

Amare è come scavalcare una stella

troppo lontana per essere vista

troppo alta per illuminare

ma comunque splendida

ed intramontabile.

Deponi le armi sotto il giogo della speranza

e sfiora il mio sogno

col tuo soave tocco d’angelo.

Regalami una tua parola

nascosta con gelosia

dietro un rancore carico di falsità.

Io vivo in te

oltre lo specchio del tuo mare

solitario.

Ma non aspettarmi

sono solo,

io.








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