Il peso della valigia

25 12 2010

Piccola dedica per chi non trova la forza, per chi è solo, per chi anche in questo giorno è ben lontano dalla speranza.

Io ci credo ancora e l’unica cosa che desidero è continuare a crederci.

Felice Natale!

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Semplicemente, Buon Natale!

24 12 2010

“Da leggere ascoltando…”

Un semplice pensiero per questo Natale.

Se potessi stringere ogni mano e condividere il calore di questo momento non basterebbero queste semplici parole.

Ma sono solo un uomo perciò solo la parola mi rimane come traccia indelebile del mio affetto.
Buon Natale a chi sorride, a chi spera, a chi conosce la gioia.
Buon Natale a chi è lontano, per semplice necessità o perchè fugge.
Buon Natale a chi non crede nel Natale.
Buon Natale agli amici cari splendide luci che brillano oltre ogni senso di solitudine.
Buon Natale a chi prova l’amore ma anche a chi non lo conosce.
Buon Natale a chi è solo e versa le sue lacrime nel silenzio.
Buon Natale a chi non c’è più ma lascia vivere la sua presenza nel nostro ricordo.
Buon Natale a chi dice “odio il Natale” ma in fondo percepisce la magia e lo splendore di questa notte.
Buon Natale a chi non conosce il Natale.
Buon Natale a chi soffre ma anche a chi fa soffrire.
Buon Natale a chi giudica senza compromessi, a chi odia, a chi vive nel rancore.
Buon Natale a chi non ha una casa, una famiglia, un affetto qualunque.
Buon Natale a chi vive di ideali e sogna, sogna e spera come se non esistesse dolore.
Buon Natale a chi lavora per vivere ma anche a chi vive per il lavoro.
Buon Natale a chi crede di amare, o crede di essere amato.
Buon Natale a chi è ricco, a chi è povero, a chi conosce l’invidia e anche a chi vive di generosità.
Buon Natale a chi ci ha ferito.
Buon Natale a chi vive male.
Buon Natale a chi ci ha amato, e a quelli che ancora ci amano.
Buon Natale a chi non crede in Dio, Buon Natale ad Allah, Buddha, Jhavè.
Buon Natale a chi non lo festeggia.
Buon Natale a chi si perde nei ricordi e consuma ogni lacrima nel tempo del passato.
Buon Natale a chi non ha tempo per vivere. Buon Natale a chi muore.
Buon Natale a chi urla per la strada Buon Natale, e ci abbraccia anche se non lo conosciamo.
Buon Natale a chi lotta contro il male o contro il bene.
Buon Natale a chi è malato e stanco.
Buon Natale a chi tradisce, a chi si illude per non soffrire a chi non si conosce.
Buon Natale ad ogni bambino che aspetta i regali, Buon Natale a chi non ne riceverà.
Buon Natale a chi si sbaglia senza accorgersene o a chi accorgendosene non cambia.
Buon Natale a chi abbandona, a chi è abbandonato a chi non crede negli altri.
Buon Natale a chi è deluso e per difendersi delude.
Buon Natale a chi mente con la volontà di non ferire ma alla fine riesce a provocare dolore.
Buon Natale a chi conserva il sorriso nonostante tutto.
Buon Natale a chi vive nel terrore ma anche a chi sa aiutare il prossimo.
Buon Natale a chi scrive canzoni, poesie, racconti che racchiudono la realtà del proprio cuore.
Buon Natale a tutti coloro che non si fermano alle apparenze, ma scavano in fondo nell’anima di chi amano.
Buon Natale a chi cerca con la mano una presenza distante nel proprio letto.
Buon Natale a chi cancella i ricordi.
Buon Natale a chi si consola con la musica, a chi ha il coraggio di danzare nella pioggia, a chi non vuole essere felice.
Buon Natale ai disillusi, ai realisti, ai pessimisti.
Buon Natale a chi è soddisfatto di se stesso ma mai abbastanza degli altri.
Buon Natale alla mamma, al papà, al fratello, la sorella, il cugino, il nonno.
Buon Natale a chi ama senza essere amato.
Buon Natale a chi crede nei miracoli, a chi li desidera, a chi li difende.
Buon Natale a chi sa accudire.
Buon Natale a chi non tornerà.
Buon Natale a chi è paziente, meticoloso, scrupoloso.
Buon Natale a chi ci affoga di parole per non sentire la voce della sconfitta.
Buon Natale a chi si perde.
Buon Natale ai politici veri, ma anche a quelli corrotti.
Buon Natale a chi lo dice con ipocrisia.
Buon Natale a chi si nasconde dietro una maschera.
Buon Natale agli alberi, i fiori, gli animali, le stelle, la luna, il sole.

Buon Natale a tutti voi che ascoltate queste semplici parole dal senso vuoto forse vano.

Bisogna credere nell’amore per viverlo.

Bisogna abbandonarsi tra le braccia di chi ci augura Buon Natale.

Bisogna vivere per comprendere la vita.

In questa notte spalancherò la porta dei miei sogni e lascerò entrare la speranza, la gioia, la pace.

In questa notte regalo il mio augurio a voi tutti unici ed indispensabili.

Ancora Buon Natale dal profondo del mio cuore.





Le dévouement perdu

19 12 2010


Portava un cappello stretto forse troppo, per consentire ai suoi pensieri di rimanere chiusi dentro il loro scrigno. Il cappotto di lana soffice calzava a pennello sulla sua figura lievemente sciupata. Non sembrava infreddolito anzi, nonostante il gelido vento che spirava lungo il boulevard, il suo volto era scoperto e sereno, quasi indifferente. Nessuno alzava lo sguardo verso di lui, tutti procedevano dritti verso una qualunque destinazione come se una sosta momentanea od un semplice incrocio di occhi potesse istantaneamente tramutare in pietra ogni cosa. Con passo rapido e deciso attraversò l’uscio del Club Bohémien dove il solito tavolo, con vista su Rue de Rivoli, lo attendeva impazientemente. Jacques si avvicinò con il sorriso tipico di un cameriere parigino pronto per un saluto cordiale e magari una battuta sul tempo come era d’uso con i clienti abituali. François non aveva il tempo di ricambiare il sorriso e congelando ogni umano senso di accoglienza reciproca ordinò un bicchiere di rosso, un Merlot, con la cadenza provenzale che lo contraddistingue dalla più tenera età. Jacques da parte sua conosceva la routine del suo silenzioso interlocutore e senza ulteriore indugio si diresse al banco dove una coppa ancora vuota attendeva la mescita parsimoniosa del padrone di casa. Dopo qualche minuto l’ordinazione fu soddisfatta e François, ostentando una scocciata generosità, ringraziò il cameriere concedendogli un breve momento di gloria esclamando: << Che freddo oggi! >>. Quasi stupito Jacques esitò nel rispondere ritrovando con un lieve sforzo la battuta tanto abusata durante il suo turno: << Eh, una volta tanto quei pinguini in frac si trovano a loro agio tra noi comuni mortali! >>. I pinguini erano i dirigenti della banca a fianco, che nella pausa tra un salasso ed un pignoramento, erano soliti pranzare al Club. François sorrise troncando subito la conversazione con un fulmineo “Merçi Jacques!”. Quel breve istante di relazione umana si era concluso ed ora era libero di lasciarsi andare a se stesso.

Dopo il primo sorso estrasse dalla tasca sinistra un taccuino in pelle nera, consumato per metà. La penna era già sistemata sul bordo del taschino destro della sua giacca, pronta per assolvere i suoi doveri. Di professione era un avvocato, molto intelligente, scaltro e furbo ma il venerdì dopo l’udienza delle undici si trasformava, quando il tepore del Club Bohémien accarezzava le sue mani. Seduto ad un tavolo da poeta francese amava passare il pomeriggio ad osservare la gente, scrivere e sognare. Non che fosse lo scopo della sua vita, piuttosto una passione maturata nel tempo della sua gioventù. Questo era il suo momento e nulla doveva interromperlo.

Un signore anziano particolarmente corpulento sedeva poco distante dal suo tavolo. François lo fissava, assorto in chissà quale assurdo vortice di pensieri. Iniziò a scrivere cancellando più volte. Inventava storie prendendo ispirazione da caratteri particolari dei suoi soggetti. Immaginava il loro passato, la loro vita, i sogni, le speranze traendo conclusione dalle più infime irregolarità delle rughe, dei vestiti, degli occhi. Amava osservare la gente e costruire con la sua penna mondi, personaggi, luoghi e tempi descrivendo emozioni che solo lui riusciva a carpire da quei volti così diversi e misteriosi. Così, senza conoscere l’origine della sua creatività, l’anziano divenne un simpatico nonno che attendeva l’uscita dei nipoti dalla scuola di fronte al Club. Una persona semplice e felice che nella sua vita aveva attraversato grandi sofferenze per raggiungere la serenità di quel momento. Certo ogni tanto il sorriso si tramutava in un malinconico sguardo perso nel vuoto, cercando lei, la moglie ormai scomparsa che ancora lo accompagnava nei suoi ricordi più dolci. Queste ed altre inimmaginabili fantasie coloravano la mente di François, talmente assorto nel suo scrivere da ignorare completamente il suo bicchiere di vino rosso. Scrisse a lungo finché il suo protagonista non si allontanò oltre l’angolo dell’ingresso.

Ancora un sorso rapido per poi lanciarsi verso un nuovo soggetto, e ancora un altro e un altro. Le ore scorrevano dall’orologio senza che nulla potesse interferire con il loro movimento. François non si curava del tempo. In quel lucido pomeriggio d’autunno fioccarono storie uniche come quella del bambino capriccioso che per un croissant poco gustoso iniziò a far innervosire l’intero locale; o ancora il poliziotto che sorseggiava un caffè dopo aver sventato un pericoloso complotto a pochi passi dal Club. Persino Jacques ebbe l’onore di essere reinventato in uno dei racconti di François trasformandosi in uno studente attempato che per motivi finanziari era costretto a lavorare per mantenere la madre malata. Giornata gloriosa, per la scrittura. La serenità si respirava a pieni polmoni tanto che il clima non sembrava più così pungente. Purtroppo però, come succede spesso nei momenti in cui ci sembra di percepire una felicità superiore ad ogni possibile imprevisto, il mondo ci stordisce con un colpo ben piazzato al cuore.

Entrò una donna accompagnata da un uomo fiero ed imponente. La sua pelle era chiara come il sole d’estate ed i capelli rossi come una rosa appena sbocciata. Un viso stupendo faceva da contorno a due occhi di smeraldo incastonati su quell’opera divina. Il suo cappotto lasciava intravedere le sue forme, perfette. Donne così belle non se ne vedono spesso, François lo sapeva bene. Conosceva quel viso o meglio, lo aveva conosciuto tempo prima. Si chiamava Irènée ed era l’ultima persona al mondo che sperava di incontrare al Club Bohémien.

Erano stati amanti in passato. La storia più travolgente nella vita di François, così unica nel suo trascorrere che il tempo si era tramutato in eternità. Si amarono a lungo ed intensamente; si lasciarono nell’oblio di un tradimento. Lei proseguì la sua vita viaggiando col suo amante, mentre François si abbandonò alla solitudine cercando vigore nel suo scrivere, tirando avanti con la sua vita silenziosa. Non si erano più visti per anni ed ora lei era lì, come la immaginava nei suoi ricordi. Un tremendo torpore colpì la mente di François cancellando ogni lucida percezione di pensiero. L’aria si fece torbida e la luce del radioso pomeriggio d’ispirazione si spense rapidamente.

François vide l’anello al dito di Irènée e precipitò in un profondo stato di tristezza. Si alzò di scatto abbandonando il taccuino, la penna ed il mezzo bicchiere di Merlot. Andò verso il banco posò una banconota silenziosamente e proseguì per l’uscio. Le passò a fianco così vicino da sentire il suo profumo un’ultima volta. Lei si spostò semplicemente senza riconoscerlo, senza dire niente. François Scomparve oltre la vetrata del Club.

Irènée si accomodò esattamente al posto in precedenza occupato dal suo passato, trovando il taccuino ancora aperto. Lo chiuse, lo consegnò a Jacques ed ordinò un bicchiere di rosso, un Merlot, con la cadenza provenzale che la contraddistingue dalla più tenera età.

Nessuno al Club Bohémien vide più François, ed il suo taccuino giace ancora abbandonato nel cassetto vicino ai liquori. Ogni storia persa e dimenticata, personaggi sconosciuti la cui gloria rimane sepolta tra una copertina in pelle nera ed una dedica in ultima pagina.

 

Dedicato ad Irènée, splendida musa

alla quale devo

la mia stessa esistenza:

torna presto, per colorare

il nostro passato

cancellando il dolore.

Con Amore.

François





Innamorami

18 12 2010

Tu puoi, lo so, travolgere i miei sensi

inebriare i miei sospiri di dolce profumo

d’amore.

Ancora un attimo del nostro abbraccio

ed io non sono più me stesso

bensì un altro

un’ombra al cospetto della tua luce.

Tremendo destino, beffardo

silenzioso

segreto.

Nature di contrasto lievemente malinconico

strati e cumuli

avventori di speranze.

Migrazioni eteree attraverso il nostro cielo scuro

lievemente ritemprato da fulgide stelle

misteriose

che ruotano

su orbite sconnesse di pensieri inutili.

Nebbie diradate da venti passionali

scalpitio di mnemoniche ridondanze

composte da versi scarsi

propagande d’illusioni.

Tu, o forse, non proprio tu

qualcosa, un gesto

una carezza, un bacio

tra di noi il nulla riempito da vuoti

evanescenti.

Rifletto, prego

sogno.

Oh testarda verità

musa d’ideologie camuffate da liturgiche

tempeste d’odio

prima sublimi nel loro manifestarsi

poi cupe nello scrosciante piegarsi

dei rami alla pioggia.

Ferite e lembi d’anima

che bruciano nel confine di un tempo infinito

dove la tua presenza lascia spazio

al mio bisogno.

Ti prego innamorami

come se il domani

vivesse ancora

tra gli stralci appassiti

del mio ieri.

Innamorami

ti prego…se davvero puoi.





Minimalismi astratti

8 12 2010

 

Incalzante movimento di pensieri

sulla strada del ricordo.


Minuti istantanei camuffati da giorni

trasfigurano in anni per poi ridursi

in miseri secondi.


La bellezza si dirada oltre il muro di uno sguardo

e nel profondo le parole

si raggruppano in sospiri

tesi come corde di un violino

sordo.


Rimembranze e rancori

affanni e speranze

delusioni e dolce crepitio di fiamme.


Colorando lentamente un sogno lontano

la vita dipinge fotografie

in chiaroscuro.


Chi mai osa interrompere la sua danza?


Il mio animo assiste nel silenzio

e tutto intorno a me

si aggroviglia come grano

in una macina.


Il semplice e l’umile svaniscono

nell’innocuo tempo del dimenticare

lasciando soltanto frasi vuote

e versi ipocriti.


Pace nel rumore di una stella

luminosa e calda

ma figlia di un altro cielo.


Il mio firmamento dove si trova?

Può essere percepito con vigore di discernimento?

Può essere assaporato come rugiada nell’aurora?

Può essere sfiorato da mani fredde

in un abbraccio inesistente?

Il cuore tace ed io

accompagno il suo sonno

con le note della mia anima.








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